60 in. - LA VECCHIA SERBIA tato vicino alla casa dove ha sede il Consolato e sul quale sventola la bandiera. Gli Albanesi fecero sapere al Console che, malgrado l’autorizzazione data dal loro grande protettore, il Sultano, non erano punto disposti a tollerare che un Console venisse a sorvegliarli e ad occuparsi dei fatti loro. Lo invitavano quindi a riprendere la via di donde era venuto. Dall’invito passarono subito alla minaccia e, siccome il Console naturalmente non obbedì a tali intimazioni, lo assassinarono, di giorno, in mezzo alla strada, sapendo benissimo che tanto gli assassini che coloi’o i quali ne avevano armato il braccio sarebbero rimasti impuniti. La Serbia mandò immediatamente un altro titolare, la cui casa, posta all'ingresso del paese, è militarmente sorvegliata giorno e notte da un certo numero di soldati turchi e da una mezza dozzina di guardie consolari. Questo nuovo Console vive oramai da sei anni in mezzo alle continue mi-naccie, dando prova di un coraggio, di un sangue freddo e di una abilità sorprendente. Malgrado gli Albanesi ne abbiano decretato più volte la morte nelle loro riunioni — tenute qualche volta nella moschea perchè abbiano ancora maggior carattere di solennità le deliberazioni prese — egli è rimasto al suo posto senza lasciarsi intimidire. Forse è appunto questo sangue freddo e questo coraggio a tutta prova che impone anche a loro.... È però sempre un miracolo abbia potuto resistere fino ad ora. Gli Albanesi, specialmente di questa regione, vogliono vivere a modo loro, all’infuori della legge, secondo i loro costumi e i toro usi della vendetta e sopratutto col diritto di rubare e di taglieggiare i più deboli. Quantunque si proclamino fedeli sudditi del Califfo, non vogliono nemmeno star sottoposti