310 XI. - L’iTALIA E LA QUESTIONE D’OKIENTE poteva a stretto rigore fare a meno. Ma ora egli è stato ufficialmente riconosciuto dalle Potenze; e qui, a Roma, è stato al Quirinale ospite di S. M. il Re Umberto, che lo ha ricevuto con tutti gli onori ohe si rendono ai Sovrani. Alla Consulta, tanto il Ministro come il giovano sotto-Segretario di Stato e giù giù tutti gli altri funzionarli del Ministero, avevano dimenticato ogni cosa. B si noti che quel riconoscimento ufficiale del Principe da parte dell’Europa, non è stata una semplice formalità, ma il punto di partenza di un mutamento completo di politica nella Penisola Balcanica. Alla scortesia gratuita rimediò indirettamente Sua Maestà, cogliendo l'occasione della partenza del oomm. Polacco per Sófìa, per scrivere o per far dire qualche cosa a suo nome al Principe.... Ma è lecito domandarsi, se si può essere tranquilli, sapendo la politica estera affidata a mani cosi inesperte, a persone con le quali è possibile quanto ho narrato. Non so se alla Consulta abbiano per questo serbato rancore al comm. Polacco. E però certo che nei pochi mesi nei quali rimase ancora a Sófìa, dovette accorgersi che al Ministero non lo trattavano con quei riguardi ai quali credeva giustamente di aver diritto. E se ne accorò profondamente. Una volta, per esempio, il giorno dopo scaduto il suo congedo, dal Ministero telegrafarono al vice-Oonsole addetto all’Agenzia diplomatica a Sofia, domandandogli di rispondere subito e per telegrafo se il comm. Polacco era rientrato. Il Polacco, che era uomo scrupolosissimo nell’adempimento del suo dovere, era rientrato a Sofia puntualmente, e siccome il vice-Console gli