1 Consoli nell’impero Ottomano 159- titolare ohe lo regge oramai da sei anni non poteva avere la mano più felice. Il signor Curtovich, un antico ufficiale di cavalleria pieno di entusiasmo, di energia e di un’attività straordinaria, era l’uomo più indicato per un posto nel quale non basta l’abilità, il tatto, la finezza e la malleabilità a momento opportuno, ma ci vuole altresì il coraggio e una certa dose di crànerie. Nell’Impero Ottomano, i Consoli, stante le capitolazioni, e le guardie consolari, i cavas di cui possono circondarsi per la loro difesa personale e per quella dei loro protetti, hanno una importanza ben diversa e assai maggiore che non altrove. I Consoli di una Potenza europea tanto a Uskub come a Salonicco e del resto anche a Costantinopoli, sebbene là vi sieno gli Ambasciatori, hanno una posizione e una autorità eccezionale. Il cavas, che li precede quando vanno per la strada, allontana la gente per far loro largo, qualche volta con forma anche brutale, senza che nessuno osi ribellarsi nè dire una parola di protesta. Ognuno sa che ovo reclamassero, i tribunali ottomani, i quali non vogliono creare imbarazzi al Sultano, darebbero loro torto senza nemmeno lasciargli aprir bocca. In quelle anticamere dei Yalì, dove tutti entrano in punta di piedi, con aria ossequiosa, pronti a inchinarsi fino a terra se vedono spuntar il naso magari soltanto del suo segretario, i Consoli, e anche i semplici dragomanni dei Consolati, entrano da padroni. Per quanto oramai ci abbian fatto l’abitudine, non è da credere che i Mussulmani vedano con piacere questa superiorità dell’europeo, del cristiano su di loro. La subiscono. Ma se in una città il risveglio del fanatismo provoca una sommossa, non sempre