— 113 — nio Veneto, il Stato di Milano, Granducato di Toscana e il Regno di Napoli, li quali hanno poi le loro particolari divisioni di ponti più piccoli, si come certi altri stati d’Italia Manca in questa carta la indicazione di alcuni stati minori, come quello del Principe Landi e lo stato di Castro, Ronciglione ecc., così fieramente conteso fra il Papa e i Farnese nei primi anni del secolo XVII. Per la Liguria si osserva che i confini non coincidono del tutto con quelli indicati nelle due carte definitive del 1613 (la prima redazione delle due Riviere non ha indicazione di confini) ; la carta del lb08, oltre ad alcune divergenze, ha in più il confine del Marchesato di Finale. I confini del Lucchese sono più chiaramente determinati in questa carta generale che non nella tante volle ricorretta carta regionale ; invece, in corrispondenza dell’ Appennino, la carta del 1608 ha in più tronchi (Parmense, Reggiano) il confine interrotto. Un esame più particolareggiato delle confinazioni e del loro valore esce dai limiti del presente studio. Ma in conclusione può affermarsi che questo accurato lavoro del Magini costituisce uno dei lati più pregevoli dell’opera sua. Nel tentativo di fissare cartograficamente i confini dei vari domini italiani con la maggiore esattezza possibile, egli non aveva avuto precursori e non ebbe per lungo tempo seguaci che lo superassero. Le sue carte costituiscono nell’insieme e nonostante le possibili inesattezze, il miglior documento che si possegga intorno alla divisione politico-amministrativa dell’Italia sul volgere del secolo XVI o al principio del XVII, e ad esso non possono mancar di ricorrere quanti si occupano della storia delle vicende territoriali e demografiche dei vari stati italiani o delle varie parti della nostra Penisola. § 10. La carta dell’Italia tolemaica. — Non si è ancora fatto parola della tavola che inizia la raccolta del 1620, cioè 1’“ Italia antica di Cl. Tolomeo „, ma di essa basterà un brevissimo cenno, perchè l’opera personale del Magini vi ha assai poca parte. Per vero il nostro astronomo aveva progettato, intorno al 1604, di eseguire una grande carta dell’Italia antica in ben 12 fogli, che doveva probabilmante accompagnarsi alla “Italia Nuova n pubblicata nel 1608 (1), ma il tempo gli mancò per condurre a termine questo lavoro, del quale la tavola pubblicata dal figlio Fabio nel 1620 non può considerarsi che un rozzo abbozzo, neppur del tutto ultimato. Infatti essa è graduata ai margini di 5’ in 5’, ma non ha le cifre della graduazione ; la proiezione è trapezoidale. La figura del contorno dell’ Italia tolemaica non si discosta molto da quella che è comune alle numerose edizioni di Tolomeo del sec. XVI e soprattutto da quella che appare nella tav. VI d’Europa della edizione curata dal Magini stesso nel 1595; solo la forma delle due penisolette calabrese e salentina è alquanto diversa e migliore, ma non forse più fedele allo schema tolemaico. Il disegno del rilievo non si allontana dallo schema tradizionale, tranne per quanto riguarda il Gargano, che appare isolato dal resto dell’Appennino(2), e non se ne allontana notevolmente neppure per la rete idrografica. Di nomi orografici, appaiono solo, nelle Alpi, Ocra mons e Carumica motis ; il primo è forse tutt’uno con Y Ocra Monte, che si trova nella carta generale del Dominio Veneto, ma in posizione molto diversa (3), il secondo sta a indicare le Caravanche. I nomi dei centri antichi corrispondono pure in generale a quelli delle altre carte tolemaiche del secolo XVI, ma si nota qualche omissione, come Teanum (Apulum), Vulsinium (al cui posto, all’ incirca, figura invece Clusium) e qualche errore imputabile all’incisore. Nella cerchia alpina appaiono alcuni circoletti senza nome, altro indizio che la carta non fu del tutto finita. Anche i nomi dei popoli sono quelli che appaiono sempre nelle carte di questo tipo, ma a tal riguardo la nostra è assai (1) Cfr. indietro Cap. Ili, § 2, pag. 17. L’idea fu probabilmente suggerita al Magini dalla vista delle due pitture dell’ Italia, antica e moderna, eseguite da E. Danti per la Galleria Vaticana. (2) Cosi anche nella carta tolemaica d’ Italia che accompagna il rifacimento in versi della Geografia di Tolomeo fatto dal Berlinghieri, e in qualche altra posteriore. (3) L’ identificazione lascia però alcuni dubbi. Cfr. Marinelli O., I monti del Friuli nelle carte geografiche del secolo XVII, «In Alto», anno XIII, n. 6 e anno XIV, nn. 1-2. Almagià. 8