— 124 — cisione in rame composta di dodici fogli che nell’insieme formano un rettangolo di m. 2.08X 1*14, compreso il piccolo margine graduato. L’Italia vi è disposta diagonalmente per utilizzare tutta la maggior lunghezza del rettangolo, in modo che in alto risulta a un dipresso il NE, anziché il nord, come appare anche da due rose di venti, poste 1’ una nell’Adriatico, l’altra nel G. di Taranto ; data tale disposizione, le tre isole maggiori non entrano al loro posto naturale e sono in cartine a parte ; entra invece l’intero Adriatico con la costa orientale fino a Valona, P.to Raguseo e Sàseno. In alto a sinistra, in un grande rettangolo ornato con fregi e stemmi, è la scritta : “Italia | di | Matteo Greuter | revista et augmentata di molti luoghi principali mdclvii | In Venezia a presso Stefano Mozo Scolari a S. Zulianon. Più sotto è una dedica a Giuseppe Sauoldo, giudice del Collegio di Brescia, firmata Bernardino Pomo. Verso la metà del margine destro, in un rettangolo ornato da fregi, è poi l’altra scritta: “ Questo Geografico Disegno | è Voltato a trauerso per la | Comodità del Lettore e del | Volume, essendo non dime(n)o | osservata la linea Meridiona | le et altezza Polare con li suoi | gradi et Minuti a canto et | la longhezza secondo l’Eclit | tica da piede come l’intelligge(n)te | Lettore conoscerà | In Venetia f Appresso Stefano Scolari | 1657 „• I margini della carta sono graduati di minuto in minuto per le latitudini, di 5’ in 5’ per le longitudini. Vi sono due scale, una di miglia 25, distinte in tre specie (piccole: 25 miglia = mm. 70, mezzane = mm. 74, grandi = mm. 82 1/2)> una di miglia 12, analogamente distinte (e uguali rispettivamente a mm. 34, 3b, 40). La carta è decorata da figure, simboli, cartine accessorie. Nell’Adriatico una effigie di Venezia col Leone di S. Marco, una grande figura di Nettuno, stemmi del Pontefice e del Re di Napoli, barche, pesci; poi la figurazione dell’Italia in trono accompagnata dalle immagini del Po e del Tevere e da dieci donne in costume, cinque a sinistra (Genovese, Lombarda, Milanese, Venetiana e Fiorentina) e cinque a destra (Romana, Nottonese, Matriciana, Napoletana, Siciliana); infine una cartina d’ Europa. Nel Tirreno, in un rettangolo ornato di fregi, la carta del “ Regno di Sicilia „ in scala più piccola della principale (25 miglia piccole = mm. 48, mezzane = mm. 54, grandi — mm. 66), con piante di Palermo, Siracusa e Catania ; in due ovali le cartine della Sardegna e della Corsica; sparse nel mare, piante di Firenze, Genova, Milano, Venezia, Roma, Napoli e Messina. I monti sono in prospettiva, grandi, con ombreggio a destra : l’orografia delle Alpi è infelicissima; figura tutta la catena spartiacque appenninica, ma fuori da essa, la rappresentazione del rilievo è del tutto arbitraria; i nomi orografici sono scarsissimi. I fiumi sono a grosse linee nere, gli abitati con casetta o gruppi di casette anche grandi; la posizione esatta è indicata con circoletto centrale. 1 confini dei vari stati sono a linee punteggiate. Per la maggior parte del suo contenuto la carta è una cattiva derivazione delle singole carte parziali maginiane (1); elementi nuovi o diversi si riscontrano soltanto per la Puglia e la Calabria. La forma della Penisola Salentina è assai peggiore che nel Magini: l’insenatura di Taranto è enormemente ingrandita ed ha sul davanti due grandissime isole. Nell’interno alcuni rilievi, che il Magini indica come centri abitati, nella carta del Greuter appaiono veramente come monti, p. es. M. San-nace, M. Amaro (Serra Amara in Mag.), M. Mesola ecc. Quanto alla Calabria, il disegno generale della Penisola è analogo all’originale maginiano, salvo che il C. Stilo e qualche altro promontorio sono in Greuter molto più sporgenti. Vi è qualche divergenza nella nomenclatura, p. es. il C. Suvero ha in Greuter il curioso nome di “ Pietra Cirilupo delle mili navi „. Simile è l’idrografia (ma Greuter ha qualche nome in più, p. es. Petra F. a nord di C. Bursano e F. Ficarazo a sud di C. Stilo e qualche divergenza di nomi, p. es. la Fiumara di Bova è detta (i) Il Df. Vaugondy (Scritto cit. Loc. cit.) nota: «L’on reconnoît que cet ouvrage avoit pour base celui que Ma gini avoit fait auparavant >. La stessa osservazione fa (t. Targioni To'/zetti, Op. cit., loc. cit.