— 144 — Intorno a questa grandiosa opera si hanno notizie da varie fonti (1), insufficienti peraltro a chiarire molti particolari relativi alla esecuzione. Si sa ad es. che il Danti ebbe parecchi coadiutori nel lavoro, ma resta dubbio se questi attendessero, sotto la sua direzione, ad opera puramente esecutiva, ovvero se taluno dividesse col Danti anche parte del compito più propriamente scientifico. Un esame intrinseco delle carte e una indagine del loro valore scientifico non furon poi ancora tentate. A render più difficile tale indagine concorre il fatto che le pitture furono restaurate almeno due volte, prima sotto Urbano Vili nel 1631 e poi sotto Pio IX nel 1856, come risulta da iscrizioni apposte nelle logge stesse. Questo secondo restauro, eseguito sotto la sorveglianza di Augusto Bianchini, pare si limitasse al rinfresco dei colori, gravemente alteratisi da tempo, rinfresco che fu tuttavia eseguito con poca abilità e diligenza, onde si introdussero nelle pitture una quantità di errori (2) ; ma il primo restauro, invece, importò anche correzioni ed aggiunte alle tavole stesse, intorno alle quali non si hanno particolari (3). Non è nostro intendimento far qui uno studio intrinseco delle singole carte — che riserbiamo ad altro lavoro speciale —, ma bensì completare gli sparsi cenni dati qua e là nel corso di quest’opera, con un breve sguardo ai caratteri per cui l’opera dantiana si differenzia da quella del Magini. Si è già veduto che quest’ ultimo trascorse una intera estate a Roma per esaminare le pitture del Danti, e che, nonostante le fiere critiche contro di esse lanciate, ne trasse alcuni elementi per il suo lavoro (4). A questo riguardo i rapporti fra l’opera maginiana e quella dantiana possono riassumersi nel modo seguente : 1°) In taluni casi il Magini utilizzò probabilmente in modo diretto le pitture del Danti (Territorio di Città di Castello ; Elba ; Dintorni di Ancona ) ; 2°) In taluni usi il Magini desunse alcuni elementi dalle pitture del Danti (Umbria ; Lazio ?) ; 3°) In altri casi il Magini ebbe a sue fonti i rilievi eseguiti da Egnazio Danti sul terreno e dei quali il Danti si servì poi per le sue pitture (Perugino; parti del Bolognese e della Romagna), oppure carte eseguite dal Danti (territorio di Orvieto). 4°) In qualche altro caso Magini e Danti risalgono a fonti comuni ; 5°) È probabile che il Magini dalla visita alla Galleria vaticana traesse l’ispirazione di eseguire due grandi carte generali dell’Italia, antica e moderna, proposito più volte manifestato, ma, per quanto riguarda l’Italia antica, non mai condotto a termine (5). Ciò nondimeno in complesso gli elementi che il Magini può avere attinto dal Danti hanno una importanza del tutto secondaria, considerati in rapporto all’insieme dell’opera maginiana. L’opera del Danti sembra differisca da quella maginiana soprattutto per questi riguardi: 1 ) Il Danti ha condotto a termine l’opera sua in un tempo molto più breve che non il Magini, essenzialmente in un anno o poco più; per conseguenza dovè prendere le fonti che aveva a disposizione, senza consumar troppo tempo a cercare le migliori, nel che invece il Magini spese tempo e fatiche diuturne. Le fonti del Danti sono in parte lavori da lui stesso eseguiti, cioè rilievi sul terreno, estesi — a quanto pare — ad una por. (1) Per la biografia di Egnazio Danti cfr. VERMIGLIOU G. B., Elogio di Ignazio Danti, in Opuseoli, voi. II, Perugia, i82fa, pagg. 129 e seg. e Lo stesso, Biografia degli scrittori perugini, Perugia, 1829, voi. I, pag. 366 e seg. ; Marchese Vinc., Memorie dei più insigni pittori, scultori e architetti domenicani, 3“ ediz., Genova, 1869, voi. II, cap. XV, Pagg- 362-91 ; Palmesi V., Ignazio Danti, «Boll. R. Deput. di Storia Patria per I’ Umbria», voi. V, 1899, pagg. 81-115. Alcune lettere del Danti furono pubblicate da P. Ferrato, in Lettere di celebri scrittori dei secoli XVI e XVII, Padova, 1873. Ma il miglior lavoro sul Danti resta sempre quello di J. Dei. Badia, Egnazio Danti cosmografo e matematico e le sue opere in Firenze, Firenze, 1898, cui rimando anche per citaz. bibliografiche. Delle pitture del Danti si parla in tutte le migliori opere sul Vaticano; più diffusamente in Taja Agost., Descrizione del Palazzo Apostolico Vaticano, Roma, Pagliarini, 1750, pagg. 283-336 e in Pistolesi E., Il Vaticano, voi. VI, Roma, 1829, pagg. 164-86; ambedue riportano integralmente tutte le iscrizioni apposte alle carte, quali esistevano al loro tempo. Più breve è CHALLARD G. P., Nuova descrizione del Vaticano ecc., Roma, 1766, voi. Il, pagg. 270-84. Del Danti come cartografo discorre anche Porena F., Le Geografia in Roma e il mappamondo vaticano, « Boll. Soc. Geogr. Xtal. », 1888, fase. III-IV. L’ articolo di E. Schmidt, Die Galleria Geografica des Vatikans, in « Geographische Zeitschrift », Lipsia, 1911, pagg. 502-17, è del tutto insufficiente e pieno di inesattezze. Un breve cenno della pittura dantiana della Sicilia dà G. M. Colomba, Una carta della Sicilia del secolo XVI, in «Piccola Rassegna, 1891, n. 49. (2) P. es. nomi divenuti illeggibili furono restituiti in modo del tutto errato, porzioni di corsi d’ acqua presso che cancellate furono rinnovate arbitrariamente ecc. È tuttavia spesso possibile di intravedere, sotto 1’ ultimo restauro, il primitivo disegno. Più grave è il fatto che in parecchie pitture non fu restituita, ma anzi coperta di nuovo colore, la indicazione della graduazione marginale. Anche talune leggende non furono ripristinate, ma esse si leggono integralmente nelle opere del Taja e del Pistoiesi ricordate nella nota prec. (3) « Geographiam multis in locis correxit et auxit » dice 1’ iscrizione di Urbano Vili ; ma si ignora chi dirigesse questo lavoro di rinnovazione scientifica. La questione è di importanza fondamentale per giudicare il valore dell’ opera dantiana. (4) Nella lettera del Magini in data 20 luglio 1598, tante volte citata e riprodotta nell’Appendice III (lett. n. 3), nella quale leggiamo le critiche del Magini all’ opera del Danti, si trova una frase significativa : «Il Reame di Napoli è tanto sciagurato in detta Galleria che non mi è bastato l’animo di cavarci cosa alcuna.... ». Ciò vuol dire che da altre carte della stessa Galleria il Magini aveva pur cavato qualche cosa ! (5) Cfr. indietro Cap. V, § 10.