— 1-36 — Ma ecco che, saziato il primo stimolo della fame, i tre Polo uscirono dalla camera per ritornarvi con mutate e più ricche vesti. E tra la meraviglia dei convitati dissero essere quella una costumanza dei luoghi, che sì lungamente li avevano ospitati. Ed a tre riprese mutarono abiti, sempre più onorevolmente e sfarzosamente vestendosi, sin che alla quarta ripresentaronsi con i cenci smessi sino dal giorno dell’arrivo. Allora anche maggiore la meraviglia e la curiosità. Questa volta fu Messer Nicolò a parlare. « Voi ci vedete, o congiunti, con le vesti del nostro lungo viaggio, le vesti con le quali abbiamo cavalcato e camminato a piedi interminabili giornate. Questo, che ci rendeva sordidi alla vista, è di gran lunga più prezioso degli altri, i quali in questo momento per desiderio nostro i nostri famigli si spartiscono. Guardate e giudicate ». In così dire si tolse di dosso al pari del fratello e del figlio le vesti lacere, e rimasero chiusi in certi farsetti alla fiorentina ; poi col coltello tagliarono alle cuciture, da cui scesero sulla tovaglia e rimbalzarono scintillando diamanti e smeraldi e rubini e zaffiri ed opali e turchesi, che mai Venezia aveva visto in sì gran numero e di sì fulgido oriente. La nuova si sparse in tutta la città, ed ognuno volle conoscere quei signori della casa Polo in Corte sabbionera che poi fu chiamata la Corte dei Milioni. In quella casa vissero sino a tarda età. Marco Polo vi morì nel 1324. 11. Lo stemma di Domenico Michiel. — Era 1’ anno 1123 e Tolemaide (città di So ria, che ora chiamasi San Giovanni d’Acri) era assediata dalle schiere del Soldano d’Egitto e bloccata in mare da una numerosa squadra. Già i crociati di dentro avevano dimessa qualunque speranza di aiuto, allorquando, con stupore e gioia, dalle alte mura cittadine videro spuntare una flotta, che sven-