- 110 - Teodosio il grande, trasferì a Ravenna la metropoli del dimezzato impero : e la regione circostante alla novella Roma ne acquistò nome di Romandiola o Romagna. Odoacre tenne Ravenna come metropoli del patriziato d’Italia. Teodorico il goto ve lo assediò. Settanta anni vi dominarono i re goti. Dopo, una serie di diciotto esarchi greci governò la regione marittima, che dalle foci dell’ Adige distendevasi lungo la marina sino ad Otranto. Agli esarchi sottentrarono i duchi longobardi, a questi i re franchi e, per costoro volere, i Pontefici, i quali lasciarono le città romagnole si reggessero a Comune libero. E liberi Comuni furono Rimini e Ravenna prima che i Malatesta riminesi e i Polentani ravennati si facessero signori delle rispettive città. Yenezia, che sempre agognò al possesso della Romagna, se ne impadronì ; ma nel 1509 questa tornò ai Pontefici come parte integrante del dominio della Chiesa, e tale era nel 1860, allorquando le armi italiane la tolsero al giogo contro il quale era insorta nel 1831, nel 1848 e nel 1849. 6. Garibaldi in Romagna nel 1849. — Roma stretta d’assedio dai Francesi erasi sottomessa alla dura sorte della guerra; ma Giuseppe Garibaldi, suo indomito difensore, volendo andar al soccorso di Venezia intorno alla quale gli Austriaci facevano massa, uscì da una porta della città mentre i Francesi penetravano da un’ altra ; e, attraverso difficoltà d’ogni maniera, sfuggendo alle insidie degli Austriaci padroni di Bologna e dei Francesi che gli correvano dietro, riuscì a raggiungere San Marino sopra Rimini. Là sciolse la sua colonna stremata di forze, e, con un pugno di compagni rimastigli fedeli nell’avversità, studiò di aprirsi un varco tra i. nemici per andare a Venezia. Discese a Cesenatico, disarmò un manipolo di Austriaci, che vi stava a guardia, si fe’ dare tredici bragozzi — che son grosse barche pescherecce — v’imbarcò la sua schiera ed Anita sua moglie, e mise in mare. Ma,