BATISTA NANI. XVIIIt tutti quc’dibattimenti che nel Senato, e ne’pubblici configli avvennero, a' quali tutti o trovo/fi egli prefente, e furne anche gran parte, o v'intervennero, il Cavaliere Procuratore Giovami, fuo padre, il Senatore Bati/la, fuo zio, fuo fratello Agr/lino, e Antonio, figliuol di lui, Procuratori entrambi, come più fopra s’è detto; oltre a tant’altri Senatori, fuoi cono-fcenti , amici, e congiunti, da’quali piena informazione aver potea ; e oltre all’accedo che fempre apertogli era a’pubblici archivj , come quegli che quafi fempre ebbe porto di Savio nel Collegio, e che fa Iftorico pubblico , e Sovrantendeute a’medefimi archivj, ne’quali, di qualunque cofa tranifi ne’pubblici congreflì, è tenuto nn efattiflìmo regiltro. Tale fi è, per venire a qualche particolare, l'orazione che a carte 401. della prima parte egli mette in bocca di Bati/la, fuo zio, intorno alla regolazione del magi-ftrjto de’Signori Dieci; e della quale ancor fe ne ferba memoria ne’libri pubblici, per teftimonianza di lui fletto nel luogo medefimo , a carte 405. „ E due giorni appretto legni 1’elettione de’foggetti, proporti pe’I nuovo „ Configlio de’ Picei, tra’quali con applaufo il Nani (cioè Bati/la, il Senio• ,, re) fu artunto ; & li. FATTO SI REGISTRO NE’ PUBLICI ARCHI- „ VII, CON MEMORIA HONOREVOLE DEL DI LUI NOME .“Ma per venire ad una prova vie più evidente , e prefa da un avverfario ftef-fo del Nani; Marco Trivifano, in una fua fcrittura, intitolata Gin/lo rifen-timento, ec; di cui più fotto da me fi darà una relazione più dirtinta, accu-fa il nortro irtorico , non già di fai (ita fui propofito dell’orazione fuddetta ; il che fatto certamente avrebbe, fe quella forte rtata invenzione pura di erto lui; ma Ui certa troppa parzialità verfo la memoria del zio, la cui orazione in quel Iliaco egli collocò, trafandata avendo altra che erto Trivifano ne’ giorni fteflì e fu la ftetta nateria , nel Maggior Configlio avea recitati . Finalmente quella fteffa orazione ancor fi legge iu un libretto fcritto a mano, intitolato Vita di R meri Z:/>o , Cavaliere, dove, fra l’altre cofe , diftinta-mente fi narrano quelle che feguirono nella regolazione fuddetta del Configlio di Dieci. Non ardirti di affermare del Nani, ciò che di Andrea Morofini Niccolò Craffo, e ’1 Vefcovo Luigi Lollino, nella vita che di lui fcrif-fero , e che da me fa premetta al primo tomo della fua Iftoria, narrano alle carte XXXI. e LI. cioè che molte concioni, le quali fi leggono nell’Ifto-ria di erto Moroiini, furono quelle iteffe che egli nel Senato avea recitate , tacendone per modeftia il fuo nome, e che abbiale il medefimo ad altri gra-viiTimi Senatori attriouite : il che fe anche dal noftro iftorico fotte praticato, non farebbonfi già da condann • re le concioni di falfità, ma fol potrebbeiì dire, che autori delle fteffe fieno ftati fatti que'che veramente noi furono. D’altro carattere è I’accafa , che 1-nza efpreffamente effervi nominato , pare che al noftro fcrittore fi dia da Giovampiero Capriata nel primo volume della fua Iftoria (a) a carte 360. e fegg. Raccontati dal Nani, a carte 168. della parte prima, la congiura da Alfonfo de la Queva, ambafeiadore del Re di Spagna appretto la Repubblica , e’I quale dipoi fu Cardinale , 1’ anno 1618. tramata contro la città e’1 governo di Venezia. Tuttavia il Capriata , quaiìchè tal racconto fia tutto malignità e impoftura dell’ Ifto ico "Veneziano, ufa tutta l’arte, di moftrare l’ambafeiadore Spagnuolo di quel b 4 f,t fi) I* Gtncta, rulla f.ampa di Pietre Gitvanni Calcn^aMO, e Gì». Maria F arreni compagni, i6^S. in 4. (a) Ala