— 162 — L’indomani della firma dell’armistizio quando non esisteva ancora ne trattato di Sèvres, ne organizzazione nazionale, ne esercito, ne una vera e propria Turchia, quando non c’era che Kemal (e il suo attendente) è stata l’Italia, entrando coraggiosamente in lizza a salvare la causa turca. Una parola simultanea dei tre alleati e l’Intesa avrebbe potuto obbligare la Turchia al rispetto dei Trattati, così come essa l’aveva costretta ad implorare l’armistizio. Solo allora sorse Kemal. Costui che non era altro se non un capo banda si trasformava più tardi, ma molto più tardi, in organizzatore nazionale e diventava un eroe. Oggi Angora tratta alla stessa stregua i nostri Delegati e Franklin Bouillon il cui connazionali avevano cantato loro in tutti i toni « Siete dei barbari » « Siete dei vinti ». Kemal pascià e il suo attendente. Per non rendersi colpevole di uno dei più grandi tradimenti politici di questa guerra, Kemal pascià dovrebbe imporre silenzio a certi suoi giornalisti che, in questi ultimi mesi, ci hanno coperti di insulti gratuiti ed impulsivi (1). (1) Ecco l’articolo del « Hakimet Imiliè » cui io faccio allusione. Questo giornale è l’organo del governo nazionalista turco i « Mentre si ascoltavano gli uomini politici e i generali italiani dire che essi volevano una Turchia forte in Oriente, leggevamo con grande stupore nei giornali europei allo stesso tempo, che i signori Venizelos e Tittoni si erano messi d’accordo sulla questione d’Oriente e che a Parigi, seduti uno di fronte all’altro, si erano ripartiti i territori che venivano richiesti alla Turchia. Dopo Tit-