173 — Quanto all’accordo italo-turco, noi rispondiamo categoricamente : « Di chi è la colpa ? Di chi è la colpa se le trattative sono state troncate, se non di taluni uomini d’Anatolia troppo intransigenti e troppo impetuosi ? » Oggi Angora vorrebbe ben ben trattare (io ho raccolta questa preziosa confessione dalla viva voce di un funzionario di Kemal) ma l’Alta Banca si eclissa, in seguito forse ad una misteriosa parola d’òrdine. Bisognava pensarci prima. Uno spauracchio: L’Accordo Tripartito. L’accordo Tripartito è la sola realtà un po’ concreta che ci rimanga dopo tante proteste ai amicizia platoniche e tante delusioni molto più... tangibili. In questo accordo le simpatie sono poche ma le garanzie numerose, avallate da ottime firme. E noi ci appaghiamo per ora a codesto « chiffon de papier ». Ma, ancora una volta, non si tratta di fare accettare alla Turchia con la violenza dei principi di violenza. La zona nella quale « sono riconosciuti gl’interessi particolari dell’Italia» non si presta e non può prestarsi ad una penetrazione politica di alcuna specie. Ma noi vi abbiamo degli interessi; dato che i Turchi, oltre che ad essere degli eroi, sono anche degli uomini, è evidente che essi sono accessibili all’interesse come noi. « Non posso nascondere la mi* penosa sorpresa nel vedere che giornali seri, e ordinariamente bene informati, abbiano potuto essere cosi male informati questa volta, in modo da fornire, certo in buona fede, ai lettori, notizie e apprezzamenti non solo del tutto contrari alla verità, ma anche, ed é quello che più importa pel popolo italiano, contrari agli interessi veri dell’Italia ».