LIBRO SETTIMO. 401 colo dell’ Ariftocratia è la continenza, e la moderatione di quella parte, che regge, hanno voluto imbrigliarla : perche dal comando alla licenza non vi farebbe, che un breviilì-1110 pafso, fe non fi traponelfe l’autorità delle Leggi, e la feverità de’ Giuditii. Reftò il primo giorno della piopofta indecifo nel maggior Coniglio il decreto j ma i voti, e gli animi largamente pendevano a rigittarlo. Di nuovo in altro giorno difculfo, fu acremente da Renieri Zeno, Cavaliere , contradctto, e foitenuto da Niccolò Contarmi. Ma replicando per l’oppofìta parte Francefco Contarmi, Capo del Coniìglio de* Quaranta Criminali , con eloquente difeorfo, di modo concitò gli animi della maggior parte, che molti, non contenendofì più nel iìlentio , precorrevano con le voci i voti: quando Battiih Nani, falito 1’Arringo, con l’autorità del concetto conciliato fìlentio, con la canitie, e con la gravità de’coltumi dando credito alle ragioni, & al difeor- io , così parlò . ISLon mi è nuovo, eh' è più plaufìbile, e grato ehi ali altrui gufio più tofto, che al Vublico bene favella. Ma non m abbandonerà mai la liberta ne Configli, la verità ne' fe»fi, il coraggio nelle diffeulta . ISLon mi folleeita il prurito dell’ ambitione infatiabile j la fperan^a comune degli bonari non mi perturba 3 non mi agita il de fiderio degli ap-plaufì. Nelle avverfìtà della Patria, cofìante, nulla temo ; nelle pr fperita, moderato, niente profitto, lSLon miro altro Volo j non tengo altro feopo, che, quello , che s' hanno pre-fiffo i noffri Maggiori, fempre venerabili, della perpetuità della V atri a . Siamo tutti a quell' obligo affretti di tr afmetter e inviolabile , (y ìnefiìnto d Vofferì quel lume di gloria , e dì liberta, che i noftrì Vadrì ci hanno confeg nato già tanti fe coli. Conofco, che l huomo non ha più Divino offitìo , che regger gli altri, ma è altrettanto difficile : e, fe tal è fopra gl inferiori il governo, quanto più far a arduo il comandare a gli uguali ? Ma queffa è la noffra gloria, e' habbìa le fue vicende la Maeffà , e l obbediente j che fi amo ugualmente capaci dì reggere, e d effer retti 5 che alla Dignità ambìtìofa dell Imperio s accoppa la virtuofa moderatione della Vita privata, (y il giogo foaviffimo della Legge. Così la noffra Ttepublìca è a modo d un Cielo dìfpoffa, nel quale H. TSLanì T. 1. C c tu;- 1628 con poteri* te cfamina di battuti • foflentano la Mae/là di quel Tribunale con gavlìurdia di ragioni.