incedunt ad orsam et lucrantur cum vento sibi contrario quam alia navlgla breviora...". Dehnizione da tenersi presente anche come sintesi espressiva del carattere nautico d'un veliero che deve senza dubbio aver avuto' particolare importanza nelle fortune mediterranee, ed aver offerto buon spunto ad altri tipi piu sviluppati del quattrocento. *** Tali caratteristiche sembrano poco rispondenti a quelle dei due tozzi ve­lieri, che, c"olla prua affrontata ad un fortilizio o faro in mezzo al mare, spic­cano scolpiti all'esterno del!' ordine terreno del Campanile di Pisa; simili ai due che risaltano sopra uno stipite accanto al Re David, all'esterno del braccio orientale della vicina Cattedrale, ed entrambi ' coevi alla costruzione di cui fanno parte (hgura Il). Rappresentazioni, par giusto crederlo, di qualche tipo della tlotta pisana del XII secolo, ma evidentemente tendenti ad una stilizza­zione classica, con chiara pretesa d'intonarsi a qualche esempio romano. Sotto tale aspetto non sembrano perciò elerp.ento di indagine sicura. E indubbio tuttavia che non appare d'ispirazione romana quel duplice inc'astellamento che corona e solleva la poppa; dove, d'altra parte, la curva accentuata dei costo­loni di rinforzo al fasciame rivela caratteristiche costruttive non ben inter­pretate. Ne convincente ela postura del ballauro o castello di prora, poggiante, sembra, sopra il fastigio che emerge dalla prora stessa, specie in rapporto alla manovra del soprastante albero di trinchetto, questa volta a vela quadra, che vi s'innesta, forteme~te inclinato in avanti, secondo quel principio velico che, noto ai Romani, conservano i nostri navicelli; e coronato da gabbia, al pari ,dell'albero maestro ritto in mezzo allo scafo. Elementi, ripeto, piu accennati che dehniti: cosi che, per ~eglio accostarsi a quanto si cerca, trascurando per il momento altre raffigurazioni piu ge~eriche e sommarie (e qui mi riferisco a quelle, pure del Camposanto pisano,presso la lapide del 1157, ma posteriori ad essa d'oltre due secoli) ben di piu eofferto' da qu~ll' altorilievo, ancora di schietta derivazi~ne d'arte pisana, ~he nel 1339. Giovanni di Balduccio scolpiva per una delle delicate istorie che fanno parte del!' arca marmorea di S. Pietro martire a S. Eustorgio di Milano. Precisamente, in quello a destra della faccia anteriore, dove si vede il Santo appa"rire a miracolosa salvazione d'una nave in balia della tempesta (hgura 12).