276 L’AGRICOLTURA E LE FORESTE ALLA FINE dell’età NEOLITICA In mezzo ai pali, infitti profondamente nel limo, trovaronsi armi di selce e rozze terraglie di argilla nerastra, le ruote dei carri, dei quali conservansi i calchi nel Museo di Torino; e dal fondo del lago sepolto dalla torbiera, si estrasse un’àncora di legno lunga più di un metro, i remi ed un canotto scavato nel tronco di un albero. Il lago di Varese e quelli vicini furono centro di una popolazione numerosa, giudicando dai villaggi costruiti in numero considerevole sulle palafitte. Nell’isolino di Varese, quando si abbassa per la siccità il livello dell’acqua, si vedono ancora le testate dei grossi tronchi di abeti che sostenevano le abitazioni. A Mercurago si trovò un coltello di rame lungo 15 centimetri colla forma di una foglia di salice, e due spilloni di bronzo lunghi 10 o 12 centimetri; onde si può ammettere che tali abitazioni Fig. 176. — Coltello della terramara di Montale. corrispondano alla fine dell’età del rame ed al principio di quella del bronzo. Il Gastaldi credette fosse la cuspide di un giavellotto, ma è la lama di un coltello. I due chiodi sono troppo corti per fissarla sopra di un’asta, mentre sono proporzionati per un manico sottile d’osso o di legno. Per la forma (fig. 176) è identico ai coltelli delle terremare; ne riferisco uno, come esempio, trovato nella terramara di Montale presso Modena. Questo però è di buona lega di bronzo; mentre è di rame quello della torbiera di Mercurago *) ; ciò dimostra che i metallurgi quando ebbero lo stagno conservarono le stesse forme che avevano prima i coltelli di rame. È singolare che fino ad ora non si conosca una forma di lama caratteristica dell’Italia, e si può affermare che la civiltà minoica e micenea ebbero tutti i tipi delle armi che si trovano nelle terremare. J) Dall’analisi risultò che contiene: rame, 90,20; stagno 9.59%.