Capitolo Ventesimoquarto. La razza mediterranea. I. L’accordo dell’archeologia coll’antropologia. La dottrina dell’evoluzione non può applicarsi all’uomo della razza mediterranea, perchè la forma del suo cervello e la grandezza del cranio avevano già raggiunto il loro completo sviluppo, quando esso apparve sulla soglia della civiltà moderna (se cosi è lecito esprimersi per tagliar fuori tutta l’età paleolitica e l’origine dell’uomo intorno alle quali la scienza non può ancora pronunciarsi). I crani che trovai nella necropoli neolitica del Pulo, e nel dolmen di Bisceglie, sono identici a quelli della popolazione che ora vive negli stessi luoghi. Quanto tempo sia trascorso da quell’epoca sino a noi, senza che il lavoro sempre più intensivo del cervello abbia modificato quest’organo, non lo sappiamo, ed appunto perchè manchiamo fino ad ora di documenti sicuri per stabilire, anche in modo approssimativo, la cronologia assoluta dell’età neolitica, comincia questo libro cogli studi fatti in Egitto ed a Creta, dove gli scavi recenti diedero alcuni indizi sulla data che possiamo attribuire all’età più recente della pietra, e alla prima origine degli strumenti di rame e di bronzo. Malgrado la loro grande superficie, i detriti umani dell’età neolitica non vennero studiati con esattezza. Se le conoscenze che abbiamo sulla vita di quei popoli sono molto incomplete, vi è però un’attenuante. Lo spessore delle stratificazioni è insufficiente per seguire lo sviluppo della loro storia. In pochi luoghi si trovarono depositi come a Creta che abbiano lo spessore di oltre sei metri e dove si possa studiare meglio il progresso della civiltà neolitica.