L’opera scientifica XIX intensificare la propria azione nei passaggi dalla calma allo sforzo attentivo, mentre la respirazione prevalentemente costale sarebbe, nell’uomo, piuttosto caratteristica della distrazione, dell’ozio del cervello : la inattività completa, il sonno, accentua queste modificazioni e, per esso, può invertirsi anche la figura dell’atto respirato-rio, che, contrariamente a quanto avviene nello stato di veglia ossia nel lavoro cerebrale, avrebbe la inspirazione più lunga dell’espirazione. Anche nello studiare i movimenti della vescica, non neglesse il vincolo tra corpo e psiche. Notò la reagibilità di quelle fibre lisce ai più leggeri stimoli sensoriali, mentali, emotivi. E, sul nesso tra muscoli ed emozione, tra lavoro muscolare e lavoro intellettuale, insistè maggiormente nelle ricerche ergografiche sui muscoli striati. Una delle sue ultime conferenze, detta all’Università di Worcester, ha il titolo significativo: Pensiero e moto. I suoi eleganti tracciati (ergogrammi) raccolti sopra professori principianti, poco dopo e poco prima del loro compito cattedratico, fissarono come la capacità alla fatica volontaria dei muscoli si risenta di una densa o continua occupazione della mente, accompagnata o no ila trepidazione emotiva; e si consolidò quel concetto, supremamente importante per i pedagogisti, della provvista unica di energia nervosa per le funzioni motrici e psichiche. A quante altre esperienze belle, su tal argomento, abbia dato e darà opportunità l’ergografo del ¡Mosso, non si potrebbe dire brevemente. Ai precedenti lavori, tutti pervasi da un principio tli parallelismo psico-fisico, se non di tramutazione delle forze psichiche, si rannoda quella parte centrale de’ suoi studi termometrici del cervello, dedicata ai fenomeni psichici ed esposta nella Croonian !*ec-ture alla Società Reale di Londra nel 1893. Quel vistoso effetto termico dell’attività cerebrale, che con altra tecnica avean trovato i molti indagatori precorsi, quella pretesa febbre della sostanza nervosa per l’evento del pensare o del commuoversi, fu revocata in dubbio dalla revisione sperimentale di Mosso e spiegata col trasporto termico al cervello, mercè il sangue, del riscaldamento tli altri tessuti. Pur riconoscendosi nelle cellule della corteccia un grande potere termogenetico, non sarebbe in coincidenza della funzione psichica o motoria che esse più fabbricano calore. Possono avverarsi alte salite di temperatura cerebrali senza apparenti operazioni psichiche o di movimeuto; e, viceversa, a fasi di grande lavoro del cervello risponderebbero modificazioni appena percettibili della temperatura sua propria. Il tessuto cerebrale, al pari di ciò che avviene nei muscoli, potrebbe riscaldarsi anche quando non lavora, per stimoli nervosi, sì, ma diversi da quello adeguato che lo incita a generare moto, pensiero, emozione. Queste accensioni,