*XIV ANGELO MOSSO Moleschott fu di gran portata; lo fanno indovinare le parole che gli scrisse il Mosso, quand’era già al fastigio della rinomanza e vincitore della gloria fisiologica del maestro: «La Sua lettera è il premio maggiore che io potessi desiderare della mia Fatica, e ne rimarrà certo la memoria più cara. Sono contento di pensare che Fila è il mio maestro, che la mia niente si è dischiusa sotto il soffio delle Sue parole, che la Circolazione della vita fu il libro che mi fece palpitare di più nella mia giovinezza. Se riuscissi a contribuire coi miei scritti perchè si mantenga vivo l’interesse, o almeno l’attenzione del pubblico sui grandi problemi della fisiologia, se potessi continuare la tradizione della Sua scuola, sarei il più felice dei suoi discepoli » (29 giugno 1891). Qualunque sia stato l’impulso al suo divenire letterario, il fatto fu che colla pubblicazione della Paura, egli prese di salto il primo posto tra gli scrittori italiani di scienza. Fu una rivelazione e insieme una sorpresa: molti, confrontando quelle ascensioni liriche con l’andatura alquanto dimessa delle lezioni di lui, non si spiegavano la abbagliante metamorfosi; e v’ebbero anche i critici dal dente theonino, che tentarono intaccare il trionfo, non altrimenti che col supporre la collaborazione d’ima mano nota d’artista, insinuazione smussata ! perchè ne fu una smentita tutta la magnifica produzione posteriore e perchè il primo libro è uno specchio sincero della mentalità letteraria dell’autore. Chi lo rilegga con occhio pedantesco — nell’edizione originaria — vi troverà quelle piccole mende grammaticali e di lingua che sfuggivano al Mosso (ebbe — dicemmo — un’istruzione fondamentale un po’disordinata) pur nel conversare e nelle lettere private : riuscirà a scovare un accusativo adoperato come soggetto, sviste di genere e di numero in una parti-cella pronominale, modi dialettali gallicizzanti, alcune errate costruzioni di periodo e una punteggiatura non sempre rigorosa.... F nella Fatica, nell’//o/no sulle Alpi, potrà anche rilevare non esattamente interpretate due o tre citazioni latine da Stenone, da Cicerone, da Orazio; ma sono precisamente i suoi caratteristici nèi fisionomici, che la febbre del comporre non gli dava tempo a dissimulare. D’altra parte su tali distrazioni, ho udito spesso appuntarsi lo scrupolo dei letterati di professione. Fatta la riduzione proporzionale, costoro mi parvero degni d’appaiarsi a chi verificò l’ortografia e la purezza linguistica neU’eloquenza naturale di Napoleone, a chi si scandolezzò, da quanto leggesi in 'faine, ch’ei pronunciassepoint fulminant, invece di culminarti, e rentes voyagères in luogo di vtagères. Come, guardando le tele d’un artefice di razza, non si raffredda l’ammirazione per qualche inosservanza al canone antropometrico delle lunghezze o per 1111 anacronismo nella foggia dei vestiti, cosi chi legge non è offeso da paucis maculis entro il