73 da mano del secolo XIII: «.... de padua oum hoc pacto ut ipsum habeat ad usum in vita sua non tamquam proprium. Post mortem... iste ilber semper debeat manere in conventu paduano ». E sotto una mano alquanto più tarda scrisse: «Iste liber est de conventu padue et in eodem conventu debet permanere. Si quis autem ipsum alienaverit anathema sit ». Che il codice sia stato redatto in Padova ci sembra indubitato, tanto sono patenti le caratteristiche della scrittura padovana di quel tempo: carta grossa e scura al rovescio, inchiostro seppia a fondo giallo oro (c. 17r); scrittura assai pesante e ampia; spezzettamento delle aste ben marcato; poche abbreviazioni; iniziali onciali semplicissime rosse e azzurre, alternate, con la solita ornamentazione che s’incontra nei codici padovani dello stesso tempo. La scrittura non è tutta regolare e si possono distinguere due mani, una prima da cc. 1-74 e 121-136, una seconda da c. 74 a 121, in cui le forme sono più squadrate, il commento è in scrittura più alta e più numerosi sono gli elementi gotici. Codice Viennese 279 della Biblioteca Nazionale di Napoli Codice membranaceo, mm. 215 per 137, di cc. 96 scritte a pagina intera su 36 righe con inchiostro scuro. Il contenuto del codice è descritto diligentemente dallo Eu-dlicher (x) : cc. lr-2v, Senecae epistolae ad Paulum et Pauli ad Seneca (Precede la prefazione di S. Gerolamo). c. 2v, Hildeberti Turonensis Epitaphium Senecae. cc. 2v-7v, L. Annaei Senecae De clementia libri II (Il secondo libro è mutilo). cc. 7-8v, Macer Floridus De viribus Herbarium (w. 1-66). cc. 8v-96v, L. Annaei Senecae Epistolarum ad Lucilium [I-LXXXVIII], (1) Euducher « Catalogus Codicum philologicorum latinorum bibliothecae Vindobonensis. Vindobonae 1836 pag. 89. Il codice da Napoli «...imperante Carolo VI...» era passato a Vienna, ma nel 1919 ritornò a Napoli alla Biblioteca Nazionale ove al presente ritrovasi.