152 ciascuno porta ostensibilmente coccarde dai colori delle diverse nazionalità. Predominano i colori jugoslavi, mancano completamente quelli italiani. « Introdotto dal’ammiraglio Koch, sono stato ricevuto con imbarazzata cortesia e salutato da lui a nome degli alleati jugoslavi. « Ho risposto ringraziando; l’ho informato che verso le ore 18 sarebbero giunti, per via di Fasana, duemila italiani per occupare la città e l’ho invitato a stabilire il loro alloggio, nonché la mia sede di comando. L’ammiraglio Koch, nel fingere meraviglia per il nostro intervento, ha fatto osservare che, essendo stato avvertito troppo tardi, non aveva modo di provvedere in tempo per alloggiare il considerevole numero di soldati, ed invece ha soggiunto che sentiva il dovere di leggermi una protesta per la nostra entrata in Pola. Ho risposto che ciò sarebbe stato superfluo perchè non avevo veste per discutere e che dovevo solo eseguire gli ordini ricevuti da S.E. l’ammiraglio Cagni. <( L’ammiraglio Koch, ciò nonostante, ha voluto farmi sentire il testo della protesta già preparata. Ha messo a mia disposizione un ufficiale e, solo cedendo alle mie insistenti ed imperiose richieste, ha assegnato per alloggio delle truppe parte della coserma marina e parte della scuola macchine; ha inoltre disposto che un appartamento dell’hotel Riviera mi fosse riservato. (( Accompagnato dall’ufficiale jugoslavo, muovo incontro alle nostre truppe, di cui mi era già stato segnalato l’arrivo. Le trovo all’entrata della città, precedute da un reparto czeco-slovacco con bandiera bianco-rossa e fanfara. « Il comandante Aiello mi riferisce i particolari della marcia, dell’incontro con gli ufficiali Svatosh, capitano comandante le truppe czeco-slovacche, e Virant, tenente di artiglieria addetto al comando della piazza, del colloquio seguitone, dal quale aveva riportato l’impressione che le comunicazioni fattegli sotto forma cortese dai due ufficiali circa la situazione militare e la tranquillità di Pola, mirassero a non fare entrare tutte le truppe nella piazza, dando così all’entrata di un nostro limitato reparto, accompagnato dagli jugoslavi, non il carattere di occupazione italiana, ma piuttosto quello di sanzione al possesso jugoslavo. « Tale impressione, congiunta alle obbiezioni già mossemi dall’ammiraglio per limitare il quantitativo dei nostri soldati, ed unite alle accoglienze ostentatamente festose degli jugoslavi, mi convinsero che questi, colti di sorpresa, non avevano potuto evitare l’ingresso degli italiani, ritenendoli più numerosi di quello che non fossero, e cercassero di dare alla nostra azione un aspetto tale da far ritenere alla cittadinanza