che si riversa sui suoi racconti e li fa vibrare di accordi dolci e risonanti di alta idealità. Uomini, donne, famìglie, villaggi interi appaiono buoni, modesti, felici. Ed! anche quando la realtà gli si presenta con qualche sua bruttura, egli volge gli occhi peri non vedere, avvilita dalle passioni umane o contristata da fatali sciagure, quella vita che egli amava e vedeva attraverso il velo del suo dolce idealismo, e solo si pasce di visioni che corrispondono alle sue idealità e gli cullano le sue immaginazioni. Oppure quando) attinge alla realtà le sue ispirazioni e non le trova come vorrebbe, ricorre alla propria forza trasformatrice, assimilatrice e presenta nuovamente tutto un mondo abbellito, reso migliore, idealizzato). Sono rari i momenti, in cui si lascia vincere dal crudo verismo e ci dà la vita tale quale essa oggettivamente si presenta. Perchè egli arrivi a ciò bisogna che qualche cosa di grave offenda i suoi più sacri ideali, che il serpente del male gli si attorcigli al piede e lo morda. Solo allora dall’animo suo avvelenato echeggiano mesti e dolorosi accenti di pessimismo (p. e. in ii La nazione ti compenserà »). Pervasi da idee moraleggianti ed animati da nobile ottimismo edificativo, è naturale che i racconti del Lazarevic abbiano i loro propositi morali. Questi sono evidenti e non paventano d’affermarsi. Compito* loro' è non solo di allietare e divertire, ma di educare e nobilitare e preparare il sorgere di quelle generazioni ideali, che un momento di ottimismo ha fatto) intravedere nella tela dei racconti. Perciò tra un episodio e l’altro, tra un personaggio* e l’altro, il bene ha sempre modo di trionfare ed il male deve invece soccombere. Ma tutto questo* procedimento « pedagogico » è inerente alla trama, è intessuto in modo che gli intendimenti educativi non abbiano a tingere troppo di sè gli elementi artistici. Se anche il fine santifica i mezzi... esso non tradisce i mezzi ed i mezzi non palesano il fine. E’ l’oraziano « miscere utile dulci » che nel Lazarevic è così bene larvato da non nuocere all’arte e da sottoporsi sempre ai suoi gusti, ai suoi concetti. I suoi * 116 *