DE’ CAPI DEGLI UNNI a77 insegne, e Paltra a ritirarsi nelle provincie romane situate al di là del Danubio. Due anni dopo tragittarono eglino stessi quel fiume per entrare nella Pannonia ove si stanziarono dopo averla soggiogata. Ammiano Marcellino fa il più schiffoso ritratto di questa nazione:» Sino dalla poppa, die’egli, gli Unni fra-» stagliano col ferro le guancie de’ loro figli per impedire n che vi crescano i peli di guisa che essi invecchiano » senza barba, quali eunuchi senz’alcun abbellimento nel * volto. Con una testa enorme sepolta in mezzo a larghe » spalle, e sproporzionati in tutte le altre membra, e di-» formi universalmente, si prenderebbero per tanti bruti a » due piedi, ovvero per tipi di que’piuoli che si taglia-» no grossolanamente in figure umane per collocarli sui » parapetti dei ponti » . Questa nazione era ripartita in orde ossia tribù che vivevano tutte alla stÉssa foggia. Gli Unni nemici dell’agricoltura non conoscevano l’uso del pane: » Le radici e » la carne mezzo cruda formavano il loro alimento. Essi » non si tenevano sicuri in una casa od entro un solido » edifizio, ma vaganti per le pianure e le foreste lascia-» vano le loro mogli e figli sotto tende erette sopra carri » che trasportavano ove sembrava loro opportuno. Non » avevano alcuna stabile dimora .... nè vestivano che » di pelli o di tela che lasciavano marcire sui loro corpi. » Erano sempre a cavallo, anche quando tenevano le loro » assemblee ed erano sì poco avvezzi a starsene in piedi » che durante la notte si sdraiavano sul dorso de’ loro » destrieri . . . Erano scaltri, incostanti, senza religione, » avidi di ricchezze, crudeli, collerici, in una parola » del tutto simili ai Calmucchi di adesso ed ai Tartari » della Crimea (De Guignes ) ». Essi non avevano re, ma soltanto capi, la cui autorità era assai male determinata.