tempo è in calma scorgesi sulla spiaggia del mare cd entro questo stesso, parecchie scaturigini di dolce ed eccellente acqua, che credonsi procedere da una gran grotta distante una lega all’ Est, e eh’ è osservabile per una sorgente copiosissima eh’esce dalla terra a grosse bolle, e si perde indi a poco nella grotta stessa. Quando i crociati giunsero a questa campagna , rinvenne^ tra le altre cose canne di zucchero, che la più parte degli storici chiamano canne di mele. Gotesta pianta era esotica per la Fenicia; e gli antichi che parlarono di questo paese, non ne fanno veruna menzione. Era essa stata trasportata dall’indo, e ciò che prova non essere stata indigena di Fenicia è che la sua coltivazione richiedeva molte cure e fatiche. Summo labore agricolarum per singidos excolitur annos, dice Alberto d’Aix. Quando coteste canne avevano toccata la loro maturità, si pestavano in un mortaio; si raccoglieva il succo da esse somministrato, e ponevasi entro vasi, ne’ quali indurivasi e diveniva per quanto si dice cosi bianco quanto la neve o il sai bianco; lo che però noi non crediamo senza difficoltà. Quando volevasi usarne si grattugiava per mescolarlo col pane, ovvero fa-cevasi discioglier nell’acqua. Provò Saumaise che queste canne crescendo all’indo e nell’isole Fortunate, erano conosciute dagli antichi, ma che recente n’era la maniera di preparare il lor succo per conservarlo. Colà chia-mavansi zucra donde il nome di zucchero che hanno oggidì. Non è solo nel territorio di Tripoli ch’esse allignassero ; ce n’ erano ancora in quelli di Tiro e presso l’anea, o Cesarea di Filippi. Le canne di zucchero vellutate in Sicilia e di qui a Granata, furono recate al Brasile e nel ri manente d’America.