DEGLI IMPERATORI ROMANI 117 sete re di Persia ). Diocleziano offeso dai motteggi dei Romani lasciò Roma il 19 o 20 del mese susseguente e s’iucarìfcnitiò per Ravenna a malgrado la rigida stagione, l’er viaggio contrasse una lenta malattia da cui più non si riebbe, e da quest’epoca si vide il suo spirito indebolirsi in un al suo corpo: Io chò venne riguardato come una punizione delle crudeltà eli’esercitava 0 si esercitavano iti suo nome contra i Cristiani (Tillemont). Sollecitato da Galerio ch’cra venuto a ritrovarlo in Nicomedia l’anno 3o5 abdicò l’impero il i.° maggio, e si ritirò a Salona , ove visse ancora otto anni occupato nel coltivare i suoi giardini, e dicendo a’suoi amici non aver egli cominciato a vivere se non dal giorno della sua rinunzia. Ma prima di terminare la sua carriera egli ebbe il dolore di veder Costantino abbracciare quella religione cui crasi lusingato di aver distrutto. Altri disgusti vennero pure ad assediarlo nel suo ritiro. Valeria di lui figlia, vedova di Galerio Mas-simino, era passata sulle terre di Massimino Daia, credendo di vivervi quivi in maggior sicurezza. Questi non avendo potuto indurla a divenir sua sposa la mandò in esilio in un a sua madre e si mantenne sordo alle istanze fattegli da Diocleziano per riavere la moglie c la figlia. Finalmente Diocleziano sentendo che Costantino aveva atterrate le sue imagini e quelle di Erculeo perchè gli parve iavorevole al partito di Massenzio, fu da questa nuova precipitato in tale abbattimento che non potè sopravvivere. Incessantemente piangendo, agitandosi in tutte le forme, e ricusando qualunque alimento, morì di sfinimento, di afflizione, e ai disperazione nel mese di maggio 3t3, e non già il 3 dicembre precedente, come suppone erroneamente Flcury, nell’età ai sessantotto anni. Prisca sua moglie a cui Licinio fece troncar la testa nel 315 gli diede Galcria Valeria di cui si è parlato. La madre e le figlie erano Cristiane, ma non ebbero la forza di sostener la loro Fede quando Diocleziano comandò loro di sagrificarc agli idoli. La figlia ebbe in seguito lo stesso destino della madre, c perì con lei dopo aver l’una e l’altra lunga pezza errato per diverse regioni. Diocleziano, di cui qualche moderno si piace di esaltar la saggezza, si abbandonò ad un fasto che non aveva altro modello che ne’ cattivi