PF.I RE DI GERUSALEMME 4.1 nica manoscritta, ai Cristiani perchè essi avevano con seco la vera croce. Non per questo migliorarono le cose loro nella Palestina, anzi ciascun giorno andavano in maggiore decadimento per l’aumento di potenza di Saladino. Questo sultano padrone dell’Egitto, della Siria e di quasi tutta la successione di Noradino, sorprese nell’anno 1178 presso Sidone in mezzo agli scogli, sconfisse e poco mancò non facesse prigioniero Baldovino. Saladino battè pure i crociati il io aprile >*79, e prese la fortezza del Gue Jacob, costrutta poco tempo prima sulle sponde del Giordano. Nicola Trivet' pone questa presa nel 1 180 e può aver ragione seguendo il nuovo stile; ricorrendo in questo anno la Pasqua al 20 di aprile. Nel principiar della state del 1182 Baldovino riportò sopra Saladino segnalata vittoria presso a Tiberiade. Questi era alla testa di ventimila uomini, e i Cristiani non avevano più di settecento cavalli con tre o quattromila pedoni. Ammirossi soprattutto il valore del genero di Raimondo III, conte di Tripoli. Questo giovine guerriero ruppe per ben tre volte gli squadroni nemici, e li volse in fuga (JVillclm. Tyr. p. 1028). L’anno dopo Baldovino divenuto lebbroso e incapace di agire maritò sua sorella Sibilla vedova di Guglielmo di Monferrato, detto lo Spada lunga, con Gui di Lusignano figlio di Ugo il Bruno, recandogli in dote la contea di Ascalone e di Joppe. Era suo avviso nel contrarre questo maritaggio di dare al regno un reggente, e un tutore a Baldovino di lui nipote ed erede presuntivo della sua corona. Ma Gui non conservò lunga pezza nè la reggenza, nè la tutela, che gii vennero tolte a richiesta dei baroni che ne lo giudicavano incapace, per esser date l’una al conte di Tripoli, l’altra al conte di Edessa. Baldovino voleva pure, secondo le persuasive dei nemici di Lusignano, far annullare il suo matrimonio, cui essi gli rappresentavano come troppo sproporzionato per la nascita ; non essendo giusta il lor dire la sorella di un re fatta per isposare un semplice nobile. Gui sensibile come doveva essere a questi affronti, abbandonò la corte, e si ritirò con sua moglie in Ascalone. Ma non ci rimase neppure colà tranquillo, poiché Baldovino raccolti i prelati e i baroni , lo fece citare al loro tribunale. Lusignano addusse