DEGLI IMPERATORI ROMANI 65 netrato il mistero. Sabino per ordine dell’imperatore venne arrestato, e condotto a Roma carico di ferri in un a sua moglie e fanciulli. Eponina presentatasi a Vespasiano co’suoi due figli, gli disse : Ho midrito questi due figli in una, grotta, come la leonessa i suoi piccini acciò che fossimo in molti a chiedervi grazia. Questo spettacolo commovente intenerì l’imperatore sino a versar lagrime; ma la politica la vinse sulla bontà del suo cuore. Egli condannò a morte il manto e la moglie, non conservando in vita che i figli. Plutarco attribuisce a questa barbara condanna tutte le sciagure che accaddero poscia a Vespasiano ed alla sua famiglia. Egli avea sposato verso Panno 4° Flavia Domiti Ila, da cui ebbe due figli che gli succedettero ed una figlia. Vespasiano conta maisempre gli anni del suo impero dal i.° luglio dell’anno 69, benché allora vivesse Vitellio. Dice Onofrio: Porro a calendis julii anni (69) imperii tempus et tribunitiae potestatis numerandi ratio observata fuit ( Fast. 1. IL v. c. 822 p. m. 206 ) . Vespasiano e i suoi due figli sono i soli imperatori che portano il titolo di censori nelle loro medaglie (Il Bar. de la Bastie ). TITO. 79. TITO FLAVIO SABINO VESPASIANO, figlio di Vespasiano, nato il 3o dicembre dell’anno 4° ? allevato con Britannico figlio di Claudio, die’ a divedere sino dal-P infanzia qualità eccellenti di cuore e di mente. Sino dall’ anno 69 era egli stato creato Cesare dal senato, e divenne propriamente il collega di suo padre, a cui succedette il 24 g'ugno dell’ anno 79. Tito nel 69 era stato lasciato da Vespasiano nella Giudea per continuar la guerra contra gli Ebrei. Egli offerì la sua mano a Dio , come attestava egjj medesimo, per punire i delitti di quella nazione, rovinando Gerusalemme da lui presa 1’8 settembre dell’anno 70. Al i.° novembre dell’anno 79 cominciò l’orribile eruzione del monte Vesuvio che inghiottì Errolano, Pompeia ed altre città, e in cui perì il celebre naturalista Plinio il Seniore. Se ne dispersero le ceneri sopra Africa, T. III. 5