CRONOLOGIA STORICA accresciuto dal valor di Tancredi, di lui cugino, che lo aveva retto in sua assenza. L’imperatore allora gli raddo-manda i suoi nuovi conquisti, non che la città di Antiochia , giusta il trattato fatto seco lui dai crociati, nel passare a Costantinopoli. Risponde Boemondo, che i crociati avendo preso questa e le altre città agli infedeli senza il soccorso de’Greci, nulla rimaneva pretendere all’imperatore. Tale risposta fu il segnale della guerra, che seguì per terra e per mare. Boemondo per mancar di marina si servì dei vascelli pisani contra la squadra de’Greci. Questa rimase vittoriosa in un combattimento avvenuto presso Gni-do , in cui la flotta pisana rimase quasi del tutto sperperata. Alla primavera vegnente Boemondo ottenne dai Genovesi un’ altra flotta, che si limitò ad ¡sbarcare truppe presso Antiochia. Frattanto l’armata terrestre de'Greci faceva grandi progressi negli stati di Boemondo, il quale non trovandosi al grado di arrestarli , si appigliò al partito di passare in Occidente a chiedere aiuti. Se non che chiusasegli la via di terra e mancando di legni per farvi tragitto per mare, si giovò per ¡stratagemma'di far correr voce di esser morto e che dovevasi trasferire in Occidente la sua salma. Venne quindi chiuso in un feretro e il convoglio simulando destramente lo scorruccio, passò tranquillamente a vista della flotta imperiale, già intesa della morte di quel formidabile nemico de’ Greci. Boemondo giunto a Gorfù fa sapere all’ imperatore di essere risuscitato, di che avrà in breve ad accorgersi. Trascorre poi in Italia, donde al principio di primavera 1106 in Francia. Sposa a Chartres dopo la Pasqua di quest’ anno Costanza figlia del re Filippo I, moglie separata di Ugo conte di Sciampagna, e si recò poi presso i re di Spagna acciò sollecitare un supplemento ai soccorsi da lui ottenuti in Francia. Si ferma per via a san Leonardo di Noaille per farvi le sue divozioni, offrendo al santo tante catene d’argento, quanto pesavano quelle di ferro da lui strette nella sua prigionia presso i Saraceni (Gcufr. Vos. Ckron. c. 33.). Di ritorno in Italia s’imbarcò per la Grecia l’anno noi stringendo d’assedio Durazzo, nella quale impresa occupò un anno all’ incirca. Ivi perdette parte del suo esercito, mentre l’altra ridotta a pessimo stato, fu co-