i36 CRONOLOGIA STORICA cembre 333, prese il titolo di Augusto il q settembre 33^. Nell’anno concentrò nella sua parte cì’impero la porzione di suo fratello Costantino subito dopo clic questi morì, c in tal guisa divenne unico padrone di Occidente. L’ anno dopo marciò contra i Franchi che avevano tragittato il Reno per penetrar nelle Gallie, e col successo delle sue armi si procacciò alleati. Chiamato poscia nella Gran-Bretagna per le turbolenze ivi insorte, repristinò la pace c la rese durevole con saggi regolamenti. Nel 342 ottenne da Costanzo colle sue minaccie il richiamo di sant’Atanasio e degli altri vescovi Ortodossi stati esiliati per i maneggi degli Ariani. Nutriva questo principe tanta passione per la caccia che gli faceva negligere le cose dello stato. La non curanza in cui essa gettollo, gli riuscì funesta. Magnenzio ne seppe profittare l’anno 35o per indossare la porpora. Costante obbligato di fuggire indirizzandosi verso la Spagna fu raggiunto in Elnia appiè’ dei Pirenei da un uffiziale franco, di nome Gaison che lo mise a morte il 27 febbraio dell’ anno stesso nell’anno trentesimo dell’età sua, dodicesimo del suo regno dacché aveva assunto il titolo di Augusto, 0 tredicesimo contando dai suoi consolati, e diciassettesimo dacché fu creato Cesare. Olimpiade figlia del prefetto Ablavio a cui era stato fidanzato, maritossi, secondo Ammiano Marcellino, con Ar-sace re d’ Armenia. Benché Costante fosse giovinissimo era però tormentato dalla gotta sì a’ piedi che alle mani, ciò 35o. POPILIO NEPOZIANO, pronipote di Costanzo Cloro dal lato di sua madre Eutropia, indossò la porpora presso a Roma il 3 giugno 35o. Aniceto, prefetto del pretorio di Magnenzio, gli si fe’incontro. Nepoziano lo batté e fece il suo ingresso in Roma da lui abbandonata al saccheggio. Egli assunse allora il nome di Costantino, ma fu alla sua volta sconfitto da Marcellino gran-maestro del palazzo di Magnenzio, e perì nell’azione dopo un regno di ventotto giorni. Dopo questa battaglia Roma soffrì un nuovo saccheggio, e la madre di Nepoziano rimase una delle vittime del furor militare.