DEI RE DI MACEDONIA 317 Nel terminare queste parole, egli si leva la veste, copresi con essa il capo, ed ortiina cogli occhi molli di pianto che si cerchi il corpo di Pirro, e gli si rendano gli onori dovuti a un gran re. Alcioneo si ritira confuso. Scorgendo qualche momento dopo Eleno, figlio naturale di Pirro, coperto di laceri arnesi, lo condusse a suo padre, che dopo aver tentato di confortar Eleno, lo rinviò libero in Epiro. Il destino di Antigono non gli permetteva di restar senza nemici da combattere. Di ritorno in Macedonia, egli si vide attaccato dai Galli, che gli presentarono diversi combattimenti, da cui uscì trionfante colla totale loro sconfitta. Questo successo lo rese oggetto di gelosia alle città libere della Grecia. Sentendo che Atene, Lacedemonia, Megara, Trezene, Epidauro ecc. davano opera di unirsi contro di lui per timore di venire assoggettate, egli spense anzi tratto questa lega nascente marciando difilato ad Atene , e dopo molte piccole zuffe date a’suoi alleati per mare e per terra, la ridusse a capitolare ed a ricevere guarnigione macedone nel Museo (268). A ciò si restrinse tutta la vendetta clic esercitò contro questa città, la quale non ebbe d’altronde che a lodarsi de’suoi buoni trattamenti. Antigoiui da lungo tempo tenea gli occhi sulla cittadella de’ Cprintii posta nell'istmo che unisce il territorio di questa c)ftà col Peloponneso. Per conseguirla, egli fa sposar Detìietrio suo figlio con Nicea, vedova di Alessandro, tiranno di Corinto, al quale era succeduta. Nicea contrattando questo suo secondo maritaggio, erasi a dir vero riserbata il godimento della cittadella (¿43). Ma nel corso delle feste che seguirono la cerimonia, Antigono penetrato nella piazza, se ne rese padrone; ciò che diede sospetto alla repubblica degli Achei, nella quale erano compresi i territorii di Corinto, di Sicione, di Elide e dell1 Arcadia. Arato cittadino di Sicione, ritolse però la piazza per iscalata con piccolo numero di truppe, e la rimise ai Corintii. Molte città di Attica, e di Grecia eccitate da Arato, si sollevarono cóntro Antigono. Questo infortunio amareggiò i suoi ultimi giorni e lo trasse al sepolcro in età circa di ottantatre anni (242). Fu egli principe umano, generoso, e prode ove occorreva, la saggezza superando però in lui lo stesso valore.