?,<)/, CRONOLOGIA STORICA 4i4. Al principio di primavera, gli Ateniesi mnovono di Catania, fanno rotta verso Megara e prendono per convenzione Centorippo. Nicia previene i Siracusani e s’ impadronisce di Epipoli, in cima alla quale costruisce un forte clic cliiamossi Labdalo. Siracusa viene bloccata per mare e per terra. Vani sono gli sforzi degli abitanti onde impedirne l’assedio . Callicrate , generale siracusano , sfida a singoiar tenzone Lamaco, uno dei generali ateniesi. Questi si getta sul suo avversario, e riceve una mortale ferita: nondimeno ei lo raggiugne, e lo ferisce colla sua spada, cadendo morti entrambi nello stesso istante appiè dei loro cavalli. Gli affari intanto degli Ateniesi procedono con esito 'favorevole , laddove quelli di Siracusa son presso che disperati. I Siracusani aveano persino radunata un’assemblea per regolare t;li articoli della capitolazione da presentarsi a JN'icia . Gilippo giunge, marcia difilato a Epipoli, e dispone in battaglia le sue milizie. Una parte di esse attacca il forte di Labdalo , lo prende e passa tutti a fil di spada. 4i 3. Grande combattimento all'imboccatura del porto di Siracusa tra ottanta galee siracusane, e sessanta vascelli ateniesi. Quelli che guardavano i forti di Plemmira accorrono alla spiaggia per veder l’esito della pugna. Gilippo profitta di loro assenza per attaccar tutti di colpo questi forti : già dallo spuntar del giorno il maggiore di essi è preso d’assalto, e lo spavento fa abbandonare gli altri. Nondimeno dopo la presa di Plammira i Siracusani soffersero un danno considerevole che fece lor perdere quattordici galee per essere entrate in porto senza precauzione. Ciascuna delle parti eresse trotei, e quasi tutta la Sicilia, ad eccezione di Agrigento che rimase neutrale, dichiarassi contro gli Ateniesi. Altro combattimento per mare e per terra, cimentato contro il saggio parere di Micia da Monandro ed Eutide-mo. La vittoria dichiarassi pienamente per Siracusa. Demostene ne diede un altro che seguì al chiarore di luna, e che costò agli Ateniesi duemila uomini, e molte armi abbandonate dai fuggitivi onde più facilmente salvarsi. Questa vittoria rianima la speranza dei Siracusani, eli’e-