DELLA SICILIA - 409 de. entrati nello steccato . precipitano al di là delle barriere, e spezzansi gli uni contro gli altri. Più fortunato in Atene, vi riporta il premio per una delle sue tragedie. Questa vittoria viene celebrata in Siracusa con feste, e tripu-diamenti. Dionigi beve e mangia a grado di cadere malato. I medici, onde impedire ch’egli introdur possa qualche mutazione nelle disposizioni di già prese sul suo conto in favore di Dionigi tiglio di Dori Locria, sotto pretesto di facilitargli il sonno gli amministrano una si forte bevanda che ne muore nell’ età di sessantatre anni, a-vendone regnato 38. Sua moglie Dori in una con Dionigi il giovine gli avea dato anche una figlia chiamata Theo-ride, ed altra chiamata in greco Dicaiosyne che suona giustizia. Aristomaca, sua altra moglie, era madre di due fanciulli Narseo, Ipparino, e di due fanciulle Sofrosine, ed Areta (nomi greci che significano saggezza e virtù), la prima maritata a Dionigi il giovine, e l’altra a Theo-ride. Dionigi era di vasto genio, capace di formare i progetti più animosi, e possedeva tutte le virtù e i vizii ne-cessarii per condurli ad esecuzione. Egli era buono per umore, e ad intervalli: nulla costavangli l’ingiustizia e la crudeltà quando le giudicava utili ad assodare il suo potere. Sarebbe difficile 1? annoverare tutti quelli eh’ egli fece perire. Per ordine di lui sua madre stessa fu strangolata. Suo fratello Leprine non fu tagliato a pezzi, se non perchè di lui geloso, lo abbandonò in preda al nemico. Benché fortunato in quasi tutt’ i suoi intraprendimenti, Dionigi fu sempre veramente infelice, poiché alla guisa di tutti gli altri tiranni, avea sempre a temere per la sua vita. Senza fede, senz’alcun rispetto per la religione, saccheggiava i templi e gli altari degli Dei: in una parola Dionigi fu uomo sceleratissiino quanto abilissimo tiranno. ma sollecitalo a spiagarsi s mi si riconduca diss? egli alle pelriere. In altra occasione si trasse di impiccio più accortamente . Dionigi avendo letto dei versi sopra un argomento tragico ed elegiaco gli domandò il suo parere, Essi sono, rispose egli, propriamente da far piangere. Tom. III. 26 *