DEI LACEDEMONI 343 mezzi abbandonavano il paese per ritirarsi in Sicilia, ove si stabilirono a Zancle, che fu poi chiamata Messina (671). (Pausati. in Messeti.) In questa guisa dopo undici anni di assedio, il monte Ira con tutta Messenia passò in potere dei Lacedemoni. La cronologia storica di Lacedemonia non offre guari avvenimenti interessanti sino al regno di Cleomene, successore di Anassandride di lui padre (5i5). Ilsuo carattere violento ed avido lo portò, da che fu in trono, ad invadere l’Argo-lide. La resistenza che vi esperimento lo rese crudele. Vincitore degli Argii in parecchi combattimenti, gli obbligò a chiudersi in una foresta, a cui appiccar fece il fuoco che li consumò in numero di cinquemila. Volse poscia le sue armi contro i Pisistratidi che tiranneggiavano Atene. Ma Ippia, P ultimo di cotesti tiranni avendo sorpreso le truppe che Cleomene aveva contro di lui inviate, ne fece orribile scempio. Cleomene allora furibondo venne in persona ad assediare Atene. Ma obbligato a levar P assedio per mancanza di viveri si vendicò Sull’Attica cui pose |a guasto. In mezzo a queste desolazioni, i figli d’Ippia, che erano stati da lui mandati fuori di Atene onde porli in salvo, essendo caduti nelle mani di Cleomene, questi fece dire al tiranno che s’entro cinque giorni egli stesso non uscisse dalla città, li ridurrebbe alla condizione degl’ Iloti. Ippia ubbidì a questa intimazione, e passò a stabilirsi nell’Ellesponto (510). 5og. distene, discendente dagli Alcmeonidi, avea preso parte nell’espulsione d’Ippia, ma colle disposizioni di 1111 ambizioso che non cercava che a soperchiarlo. Egli s’ebbe ben presto un rivale nella persona di certo Isago-ra, poco per se stesso temibile, ma assai per la protezione di Cleomene amante di sua moglie. Clistene così comandato dal re di Sparta, abbandonò il posto ad Isagora. Cleomene non si fermò a questo : venuto in Atene ne scacciò settecento famiglie attaccate agli Alcmeonidi. Isagora, a cui profitto commettevansi siffatte violenze, non tardò a provare gli effetti del furor popolare. Obbligato di trincerarsi nella cittadella, vi fu assediato dal popolo che nel tempo stesso fece man bassa su’suoi partigiani. Egli stesso non si salvò dalla strage che alla mercè di una secreta eva-