DELLA REPUBBLICA DI CARTAGINE 481 ad arrendersi: essa è abbandonata al saccheggio, e poscia ridotta in cenere. Acerra, resa deserta da’ suoi stessi aiutanti, prova la medesima sorte. Casilinia assediata, respinge in sulle prime gli assediatiti e ne uccide gran numero. Anni-baie allora, lasciato un corpo di truppe davanti la piazza, va ad attaccare Petilja, città dei Bruzii. Il generale a cui la fazione barcina avea fatto accordare da Cartagine un rinforzo di ventimila uomini e quattromila cavalli, attesa la gelosia di Annone, non riceve clic dodicimila fanti, e due-milacinquecento cavalli. Questa fazione nocque alle cose d1 Italia più che le mollezze di Capua, le quali per altro a-veano certamente snervato di molto il marziale carattere dei Cartaginesi. Nondimeno Annibaie al ritorno della primavera riprende l’assedio di Casilinia (2i5) e la riduce per fame alla necessità di sottomettersi. Asdrubale soggioga nella Spagna i Carpcsii che si c-rano ribellati, e riceve ordine di recarsi in Italia al soccorso di Annibale. Imilcone viene a raggiungerlo con forte armata ed un rinforzo di vascelli; ma Asdrubale prima che uscisse dalla Spagna è disfatto dai Romani clic gli uccidono venticinquemila uomini, e fanno diecimila prigionieri. Allora tutti gli Spagnuoli eh’erano rimasti lunga pezza in forse tra Roma e Cartagine, dichiarami del partito dei vincitori. Imilcone II, giunto in Italia, si porta davanti Petilia, e ne stringe con estremo vigore l’assedio. Gli assediati si difendono per alcuni mesi con un ardore incredibile; ma la fame gli obbliga ad arrendersi. Tutti vengono trucidati, meno ottocento, che facendosi strada colla spada alla mano, giungono al campo romano. Consenzia, Locri, Crotona, e molt" altre città della Magna Grecia s’arrendono ai Cartaginesi. Il dittatore Giunio, clic si accinge ad opporsi a questi progressi è da Annibale disfatto. I Cartaginesi si apparecchiano ad invadere la Sardegna. Filippo, re di Macedonia e molto vicino all’ Italia, crede di dover preferire l’alleanza dei Cartaginesi a quella dei Romani, e fa lega offensiva e difensiva coi primi. Polibio ci ha conservato una copia di queste trattato eli’ ù un monumento prezioso Tom. III. 3i