DELLA SICILIA 4i; di settantamila fanti, settemila cavalli, dugento vascelli da guerra e cento legni da carico. Timoleone con piccola oste che sommava appena seimila uomini, si reca in fretta sulle sponde della Crimese. Una parte dei nemici, di già valicata questa riviera, viene attaccata da Timoleone. Tro-vavansi già a tiro di spada quando soprarriva orrenda bufera accompagnata da un acquazzone e da grandine che maltrattava la faccia dei Cartaginesi. Questi tutti coperti di ferro, e gravemente armati, scalpitavano in mezzo al loto senza poterne uscire. Quattrocento che formavano la prima fila, sono stesi a terra, e tagliati a pezzi: il restante prende la fuga. Diecimila circa perdono in questa pugna la vita, e ben quindicimila sono fatti prigionieri. Questo fatto vieh riferito da Plutarco i.° (Vita di Timoleone) alla fine del mese thargelione verso il solstizio di state ; 2.° (Vita di Camillo) al 24 thargelione^ lo che sembra corrispondere al mese di giugno. MamercOj tiranno di Catania, ed Iceta pieni di gelosia e di furore contro Timoleone, fanno segretamente lega coi Cartaginesi. Giunge in Sicilia Giscone con settanta vascelli, e alcune truppe ausiliarie di Grecia. (Non era già questa la prima volta, come pretende Plutarco, che Cartagine prendesse de’Greci al suo servigio. Vedi qui sopra all’assedio di Motyia sotto Dionigi il vecchio) Timoleone marcia tosto contra Iceta, che nella sua assenza avea commesso molti guasti sul territorio di Siracusa. Egli raggiunge il ribelle sulle sponde del fiume chiamato Damiria, gli uccide circa mille uomini, mettendo in fuga il rimanente. Indi a qualche giorno si avvicina alla città dei Leontini, ove Ììrende Iceta, il suo figlio Eupolemo, ed Eutimo^ genera-e della sua cavalleria: tutti tre son puniti di morte, quali traditori e fautori della tirannia. L’assemblea del popolo tenuta in Siracusa condanna alla stessa pena la moglie e le figlie d’Iceta. Marne reo presso Catania sulle sponde dell’Alabo, del pari sconfitto (33g) in lungo ed aspro combattimento, prende la fuga, lasciando due mila Cartaginesi sul campo. Dopo questa perdita Cartagine domanda pace (338). Èssa viene conclusa a condizioni favorevoli alla libertà di tutte le città greche della Sicilia. Catania crasi data a Timoleone. Mamerco si rifugia in Messina presso Tom. III. 27