DELLA REPUBBLICA DI ATENE 291 sia faceva equipaggiare una (lotta considerabile , di cui Conone aver doveva il comando onde togliere ad essi l'impero del mare, credettero dover prevenire questo armamento prima che fosse ultimato. Incaricarono quindi Agesilao ed il generale Lisandro non solamente di vegliare alla difesa della Grecia, ma di portar la guerra sino nel cuore della Persia. Giunto ad Efeso, tenne abboccamento con Tisaferne, il quale da lui ottenne una sospensione d’armi (icf]) sino a che ricevesse nuove istruzioni dal re di Persia, onde trattare di pace. Ma poco dopo, essendogli stato intimato da questo di uscire dall’ Asia. egli venai-cossi di tale malafede facendo delle dannose scorrerie nelle proviricie vicine, di cui sottomise parecchie città, e terminò la campagna con una segnalata vittoria riportata contro i luogotenenti di Tisaferne. Essa divenne fatale a questo satrapo, e mise il colmo ai motivi di malconten-tamento che aveva contro di lui il suo signore. Aizzato d'altronde dalla regina Parisatide questo principe gli fece troncare il capo a Colosses nella Siria (3c)6). Titrauste spedito in sua vece, nulla ommise per ottener pace da Agesilao. Ma i Lacedemoni consultati da questo re, Io incaricarono di proseguire la guerra con poteri illimitati, ed egli si elesse Pisandro per suo luogotenente in mare. Titrauste. vedendo che i Lacedemoni si rendevano odiosi col loro orgoglio e la loro durezza, diede ogni opera di sollevar contro di essi parecchia città, e vi riuscì corrompendo coll’oro i principali magistrati (395). Tebe, Argo e Corinto tratte al suo partili» da Timocrate di Rodi, formarono una confederazione fra esse, onde scuotere il giogo di questi feroci repubblicani. Trasibulo indusse gli A-teniesi ad arrendersi agli inviti dei Tebani di unirsi seco loro per rivendicare P impero della Grecia. Lisandro di ritorno in Sparta si recò ad assediare Aliarte in Beozia la quale era entrata nella confederazione; ma rimase sconfitto ed ucciso davanti questa piazza. Il re Pau-sania da lui chiamato in suo soccorso con una lettera che venne intercettata, fu, per avergli mancato, spietatamente condannato a morte dagli Efori, e non evitò questo ingiusto supplizio che ricoverandosi a Tegea nell’Areadia, ove terminò i suoi giorni. Agesilao, cui la vittoria acconi-