o.G 4 CRONOLOGIA STORICA Artaferne, nipote del re Dario, e governatore di Sardi, (ili Ateniesi avvertiti delle sue mosse inviarono a Sardi una deputazione per distogliere Artaferne dal cedere alle sollecitazioni d’Ippia. Ma il governatore diede in risposta ch’egli non concederebbe mai pace agli Ateniesi, ove prima non fosse richiamato Ippia; condizione che venne unani-mamente rigettata. Il re di Persia entrò tanto più volentieri nelle vedute di Artaferne, perchè non poteva perdonare agli Ateniesi di aver nuovamente ridotta in cenere la città di Sardi. Quest’ incendio fu nondimeno l’effetto di un puro accidente. La città di Sardi era in gran parte costruita di canne. Avendo un soldato ateniese dato fuoco per inavvertenza al suo alloggio, la fiamma guadagnò prontamente le case vicine, e ridusse in cenere tutta la città. Dario attribuendo questo avvenimento a disegno premeditato, giurò di vendicarsi sopra Atene; e per non dimenticare il suo giuramento, incaricò uno de’propri uffìziali a ripetergli ogni giorno, quando si poneva a tavola: Signore, vi sovvenga degli Ateniesi: tuttavolta dopo l’incendio di Sardi, essi si erano ritirati, e non pensavano più alla guerra di cui erano minacciati. Dario fatti i suoi preparativi per inviare in Grecia un’armata, ne diede il comando a Dati, medo di patria, al quale uni Artaferne ed Ippia. Questi generali dopo di aver soggiogate le isole dell’ Ellesponto, che si erano ribellate, entrarono nell’Attica, e vennero ad accampare con trecentomila uomini nella pianura di Maratona distante 4 leghe da Atene. Le truppe che gli Ateniesi opposero loro non oltrepassavano il numero di diecimila, alla cui testa doveano comandare per turno dieci capi, tra’quali Milziade era il più distinto. La superiorità conosciuta del suo merito determinò ciascuno de’suoi colleghi a rimettere in suo favore de’propri diritti. Milziade, disposte le sue truppe al piede di una montagna, fece gettar d’ambe le parti de grand'alberi, onde coprire i fianchi di quest’annata, c render inutile la cavalleria dei Persiani che formava la forza loro maggiore. Il combattimento fu aspro ed ostinato. I Persiani avendo penetrato nel centro dell’armata Ateniese, le due ali dopo aver fatto piegare il nemico (49^)