DELLA REPUBBLICA DI ATENE 387 adoperarono con molta moderazione , ma quando videro bene assodata la loro autorità, si eressero in tiranni e giustificarono colle atrocità esercitatevi questo titolo che loro fu imposto. Devesi per altro eccettuarne Telamene, cittadino distinto pel suo zelo e per la sua probità, il quale fu ad essi associato dalla politica di Lisandro. Avendo tra loro Cri-zia , più impetuoso , di concerto con alcuni altri de’ suoi colleglli fatto trucidare un ricco abitante di Atene onde ottener la confisca de’ suoi beni, Teraniene alzò la voce contro si solenne ingiustizia, ma non l’alzò impunemente. In un’assemblea del senato avendolo Crizia dipinto come uno spirito fazioso, venne a capo di farlo condannare a bere la cicuta. Socrate ch’era stato di lui maestro, prese invano la sua difesa; chè egli fu obbligato di soggiacere al supplizio. Questa esecuzione fu seguita da quella di gran numero di cittadini, che si fanno ascendere a ben mille e cinquecento. Essendosi molti dati alla fuga, gli Efori lungi di aprir loro un asilo a Sparta, emanarono un decreto col quale veniva ordinato, sotto pena di ammenda, di ricondurli in Atene. Lo stato deplorabile in cui si trovava questa città, non permise ad Alcibiade di seguire il desiderio clic avea di ritornarvi. Tuttavolta annojaudosi tra i Traci, ottenne da Farnabaso un ritiro in Frigia. Lisandro per timore ch’egli non ordisse qualche maneggio contro Sparta, deputò al satrapo e sollecitò la morte di questo profugo con tanta insistenza, clic la sua domanda gli Venne accordata. Ma gli emissarii incaricati dell’ esecuzione non osando attaccarlo di fronte, assalirono la sua abitazione appiccandovi il fuoco notte tempo. L’eroe per salvarsi si aprì strada attraverso le fiamme, nè succumbette se non per la furia dei dardi che gli furono lanciati. Egli contava allora 1’ età di 5o anni. La morte di questo grand’uomo e quella di Ter a mo- li e non rimasero impunite. Trasihulo, cognominato il Ti-rio, si accinse a scacciare i tiranni, e liberar Atene dal giogo dei Lacedemoni. Postosi alla testa di cinquanta liomini s’impadronì del castello di File nell’ Attica, e vennero con esso ad unirsi settecent’ altri animati da questo prospero successo. Con essi avendo battuto i tremila uomini che componevano la guardia dei Trenta, egli costrinse cotesti tiranni