DELLA REPUBBLICA DI ATENE 297 358. Per favoreggiare l’ambizione di Filippo sollevos-8i fra i Greci assai acconciamente una guerra clic pel suo oggetto fu chiamata sacra. Trattavasi di alcune terre dipendenti dal tempio di Delfo, che i Focei aveano poste a coltura per proprio profitto. Denunciati al tribunale degli Anfizioni come sacrileghi, furono condannati a pesante ammenda cui ricusarono pagare. Gli Ateniesi, i Lacedemoni e alcuni altri stati del Peloponneso s’armarono in loro difesa, mentre i Locrii^ i Tessali e i Tebani prendevano analoghe misure per sostenere il decreto degli Anfizioni. Filippo era troppo accorto per prender partito in questa guerra che duro lo spazio di dieci anni. Contento d’esserne spettatore profitto delle occasioni eh’ essa gli offriva per estendere impunemente le frontiere del suo regno. In questo torno di tempo egli sposò Olimpia figlia di Neoptolemo re de’ Molossi nell’ Epiro, da cui ebbe in capo a diciotto mesi (356) Alessandro, quel desso che colle sorprandenti sue gesta meritossi poscia il soprannome di Grande. Filippo conoscendo per esperienza il pregio di una buona educazione, fece venir d Atene Aristotile nato a Stagira nella Macedonia, l’uomo il più dotto del suo tempo, e il più grande filosofo che prodotto abbia la Grecia, perchè allevar dovesse il figlio. Olinto, città di Tracia, avea avuto gran controversie con Ambita, padre di Filippo, ed era divenuta possente repubblica, di cui Filippo non ancora bene assodato sul trono, avea chiesto l’amicizia, cedendo persino ad essa Authemonte, piazza che i re macedoni gli contendevano, ed espugnando a favor suo l'olitea contro gli Ateniesi. Ma gli Olintii insospettiti poi dei rapidi avanzamenti di questo principe, maneggiarono a’ suoi danni e fecero lega cogli Ateniesi per porre inciampo ai suoi conquisti. Filippo informato della pace particolare che questi aveano concluso, attaccò Olinto e vi pose l’assedio. Essa ricorse allora a’suoi novelli alleati. Demostene parlò per essa, e concionò tre aringhe dette olintie, onde far conoscere agli Ateniesi la necessità di marciare a sua difesa. Ma il soccorso che ottenne non bastò a salvarla. Due traditori, Euricrate e Lastene, entrambi d’Olinto, diedero la propria patria in mano a Filippo che la scrollò dalle fondamenta (34^ Tom. III. 19 *