Vii] CRONOLOGIA STORICA «Vendo clic in Grecia non altro potca ridondargli die disonore, ripigliò la strada dell’Asia, lasciando suo cognato Mardonio onde continuasse la guerra (V. Atene). Clcom-broto, fratello di Leonida, intraprese allora a fortificar con una muraglia l’istmo di Corinto, per porre il Peloponneso al coperto dagl’ insulti stranieri. Ma un eclisse di sole accaduta il 2 ottobre quando si cominciava a dar mano all’opera, sconcertò l’intraprenditore e gli operai. 479. Mardonio riparar volendo l’onta de’Persiani in Grecia con qualche impresa segnalata, si avanzò alla testa di trecentomila uomini presso Platea contro i Greci comandati in numero di ventimila da Pausania, tutore dell’uno dei re di Lacedemoni, e da Aristide Ateniese, ai quali diede battaglia il 3 di boedromione ( a5 settembre). Essa terminò con una disfatta generale dei Persiani in cui Mardonio perdette la vita. Nello stesso giorno, il re Leo-tichide e Santippo, generale ateniese, radunata una flotta di dugento cinquanta vascelli a tre ordini di remi, attaccarono di faccia al promontorio di Mirale in Asia, quella dei Persiani, di cui incendiarono tutti i legni. Serse, ritirato allora in Sardi, dopo aver abbandonato l’Attica; dietro queste nuove fortunose prende la via di Susa. Ma prima della sua partenza, ordina si distruggano in Asia tutti gli idoli, e i loro templi, risparmiando soltanto quello di Diana eretto in Efeso. Ciò era effetlo del suo zelo per la dottrina di Zoroastro, di cui era caldo partigiano. Gli Ateniesi, liberati dai Persiani, pensavano di riedificare la loro città cui Serse avea quasi interamente distrutta. Il loro disegno, tosto che se 11’ebbe contezza sparse la costernazione in Lacedemonia. Questa temendo di perdere la superiorità che le sue armi le aveano acquistata, spedi una deputazione agli Ateniesi onde rappresentar loro essere importante alla salvezza della Grecia di non lasciare fuori del Peloponneso una piazza fortificata sul dubbio che i Persiani nel caso di nuova invasione non facessero della loro città una piazza d’armi. Gli Ateniesi erano troppo illuminati per non discoprire l’artifizio di queste rimostranze. Temistocle, che allora li governava, dopo averli esortati a continuar con calore le loro for-