DELLA SICILIA 4n co particolar «li Dione, aveva il comando. Dionigi era allora ili Italia. Dione si presenta con un manipolo ili soldati male armati, ma pieni di coraggio. I principali della città, coperti di bianche vesti, si recano alle porte per riceverlo. Il popolo segue l’esempio dei grandi, e percuote a colpi di bastone le spie del tiranno. Timocrate, cui Dionigi avea affidato il comando di Siracusa, monta a cavallo ed esce tutto spaventato. I Siracusani fuor di se dalla gioia di sentire Dione, eleggono lui e suo fratello capitani generali con supremo potere. Egli s’impadronisce del castello di Essipoli, e vi si fa forte. Dionigi arriva per mare sette giorni dopo (35j), e fa dar l’attacco alla muraglia, di cui Dione aveva circonvallata la cittadella. Il combattimento è dei più vivi. Dione che lo sosteneva con un'intrepidezza supcriore all’ età sua già avanzata, è sul punto di essere preso od ucciso: ma rende per canto suo dubbia' lunga pezza la vittoria. In questa occasione Dionigi perde ottocento uomini, e Dione scttantaqnattro soltanto. Il tiranno ritirato nella cittadella vi è assediato. Filisto suo capitano generale era occupato a sottomettere i Lcontini, nè punto vi riusciva: Eraclide riportata avea allora in mare compiuta vittoria sulle truppe di Dionigi. (356.) S’ignora se Filisto abbia potuto venire in soccorso del suo principe; ma Simonide che stava allora in Siracusa riferisce essere stato questo capitano preso vivo dai Siracusani, i quali dopo avergli mozzato il capo, commisero mille indegnità sul suo cadavere; ciò clic diede luogo a credere che tale soccorso sia stato per lo meno inutile a Dionigi. Questi in effetto vuol venire a componimento con Dione, il quale ricusa le sue offerte. Dionigi per la via di mare evade, dalla cittadella, ove lascia Apollocrate, suo figlio primogenito, e si ritira in Locri. Costà fa provare ai Locrii per lo spazio di sci anni tutto il peso di una tirannia crudele, c obbrobriosa ; se non che in sua assenza i Locrii si gettano sopra i suoi soldati, gli uccidono, c mettono in prigione sua moglie, ch’era pure di lui sorella, non clic le sue figlie cui fanno poscia morire dopo aver fatto ad esse provare ogni sorta di orrori. I Siracusani disgustatissimi chjEraclide lasciato avesse scappare Dionigi, si lasciano calmare mediante una nuo-