CANTI ILLIRICI 225 E attornole le dodici some, De’ begli abiti delle nozze. Ritorna Marco la bella giovanetta, 340 Conducela del Sire alle case, E dice all’inclito Sire: Ecco, Sire, la bella giovanetta; Ed eccoti dell’Arabo il capo; Ed eccoti le dodici some 345 Che apprestasti degli abiti per la fanciulla. — Poi volta il suo destriero, Va diritto alla candida Prilipa. Quando da mane il mattino albeggiò, Appresta il Sire sette some d’oro, 350 E la fanciulla sett’abiti: Nè son tessuti nè son filati, Ma di puro oro intesti. Gl’inviò d’oro una mensa: Nella mensa ricamata una serpe 355 In alto sollevante il capo: Tra’ denti tiene una cara pietra; Accanto a cui ci si vede cenare A mezzanotte come a mezzo il dì. Gl’inviò spada temperata, 360 Su cui son d’oro tre pomi, E in loro tre care pietre. (Vale la spada tre imperiali città). In mezzo l’imperial sigillo ci sta, Che il visire uccidere non lo possa 365 Finch’all’inclito Sire non ne domandi. Tutto mandarono a Craglievic Marco: (344) Eto vicino all’e«e. Ma gl’illirici distinguono eto da evo: e la radice comune l’e, suono onomatopeico, donde fecesi l'ehi e l’evoe, si varia nell'e-vo, e-to, ecco qui, ecco costì. N. Tommaseo - Canti Illirici. 15