304 CANTI ILLIRICI Or il bano una cosa si pensa: Grida il bano dalla candida gola A un tal veltro di Caramania, 11 qual veltro è alla caccia uso: 540 Grida il bano, e poi rigrida. Balza il veltro, e subito accorre, E del bano la moglie agguantò. Ma femmina è paurosa; Paurose tutte de’ cani. 545 Getta il mozzicone sulla verd’erba: Forte strilla, lontano si sente. AI giallo cane per gli orecchi stretta, Con lui ruzzola giù pel monte. E al Turco di lì gli occhi caddero: 550 Tanto gliene doleva dentro: E guarda che seguisse di lei. Ma al bano un altro impeto viene. Un altr’impeto, e coraggio di prode: E dibattesi di là e di qua, 555 Finché il Turco sotto i piè cacciò. Tant’era il bano inviperito, E’ non cerca punto dell’arme; Ma alla gola il bano gli si attaccò, E sotto alla gola co’ denti prese; 560 Lo strozza come lupo l’agnello. (538) Dimentica o finge dimenticare d’averlo nominato; perchè riesca più improvviso il soccorso. (549) Nel testo di lì non c’ è ; ed è pur chiaro che 1* ispadosce, caddero di, regge da sè. (550) Nescto, tiescio quid: non posso tradurre. Ma dico dentro per significare l’indeterminato dolore indicibile. (551) Scio se fini. Quid fieret. (552) Lett. forza. (556) Uostrio : inasprito agramente. (557) Niscta od oruxa — nihll armo rum. (559) Dovatasce: apprehendit, deprehendit.