DEI RE DI FRANCIA 451 rigi P8 novembre. Nella Spagna continuava in Catalogna la rivolta, e i ribelli commisero molli disordini. Non si videro mai tanti sforzi quanti ne fecero i Barccllouesi per difendersi; ma finalmente dopo un lungo assedio e la più ostinata resistenza vedendosi forzati in tutti i loro posti, si resero a discrezione il 12 settembre al maresciallo di Barwick. Non rimasero da soggiogare altri ribelli se non che que’ di Majorica; essi furono domati l’anno dopo dal cavaliere d’Asfeld. Questo generale essendo sbarcato all’isola il 16 giugno terminò di sottometterla il 2 luglio 1715 colla presa di Palma che n’ era la capitale. Nell’anno 1715 si vide arrivare in Francia un ambasciatore del re di Persia ch’ebbe dal re udienza il 19 febbraio. L’alleanza coi cantoni cattolici di Svizzera ed il Vailese fu rinnovata il 9 maggio successivo. Sin d’allora la salute del re cominciava a sconcertarsi, e le sue forze che s’indebolivano vieppiù di giorno in giorno annunciavano vicino il suo termine. Esso avvenne il i.° settembre al castello di Versailles, avendo egli allora l’età di settanta-sett’ anni meno tre giorni. Questo principe mostrò negli ultimi suoi momenti molta grandezza d’animo e di rassegnazione e diede buonissimi consigli all’erede del trono. Ma è increscevole che abbia ricusato di vedere il suo arcivescovo, il Cardinal di Noailles, cui teneva lontano dalla corte. Senza intraprendere di far il ritratto di questo monarca, ci limiteremo al breve sbozzo seguente. La natura pareva avesse formato Luigi XIV per il trono, cd erasi compiacciuta di prodigargli le qualità che costituiscono un gran re. Egli era uno dei più begli uomini del suo regno e quello il cui portamento dispiegava maestà maggiore. Uno straniero per distinguerlo dalla folla dei cortigiani che lo circondavano non aveva bisogno che gli fosse accennato. Tutto nella sua persona manifestava il re al primo colpo d’occhio. La preminenza ch’egli aveva sui suoi sudditi per la sua figura, era sostenuta da altri talenti più reali. Nessuno il superava in destrezza quanto agli eserci-zii di corpo nè dispiegava maggiori grazie. Nella società egli era l’uomo il più gentile di tutta la sua corte, quegli che ragionava più a proposito e più colto. 'Di lui si è detto che non poteva soffrir maggiormente una parola tuori