DEI RE DI FRANCIA duca di Berry, il re e la regina di Sicilia, il cancelliere di Marie ed altri signori addetti alla casa d1 Orleans, I colpevoli furono giustiziati, eccettuato Guglielmo d’Orge-mont canonico di Parigi, figlio del cancelliere di tal nome. Essendo stato reclamato dal suo vescovo, fu condannato dall’ufficiale ad essere mitrato, evangelizzato pubblicamente, rinchiuso pel rimanente de’suoi giorni e tenuto a semplice pane ed acqua. Il 15 giugno susseguente morì il duca di Berry in età di settantasei anni; principe ambizioso, incostante, avaro e prodigo ad un tempo, derubando senza scrupolo, e donando senza discernimento. Nel tempo stesso il contestabile formò l’assedio di Harfleur pel quale aveva fatto grandi preparativi. Egli si stimava sicuro dell’esito, ma essendo state disperse dagl’inglesi due flotte che dovevano secondarlo, e lui stesso battuto dal duca di Betfort, fu costretto a ritirarsi. Il Delfino Giovanni stava sempre alla corte del €ante di Hainaut di lui suocero. Il re e la regina desideravano egualmente il suo ritorno. Il conte istigato a quest’oggettij dai messaggi che gli si inviavano, condusse a Compiegne il genero , e di là recossi solo' a Parigi per conferire col re intorno le condizioni alle quali egli acconsentiva di ricondurgli il Delfino. Ma accortosi die si voleva arrestarlo, ritornò in fretta a Compiegne, ove trovò il principino agli estremi di vita. La sua malattia fu un ascesso alla testa che lo tolse il 5 aprile i4*7 (N. S.). Alcuni peraltro, seguendo Monstrelet, pretendono sia stato avvelenato, e ascrivono un tal delitto al re di Sicilia suocero di Carlo, conte di Ponthieu, fratello del Delfino a cui succedette. Le galanterie della regina 1’ avevano da lungo tempo resa spre-gievole agli occhi del popolo che chiamavaia ordinariamente la grande Gaura, appellazione oltraggiale che tralasciamo di spiegare. Il re suo sposo s’era da lunga pezza acciecato sulla sua condotta. Il contestabile fu quegli che nel 1417 gli dischiuse gli ocelli. Trasportato di collera al racconto che glie ne fece, volò a Vincennes ove stava la regina conversando con quelli che dicevansi i suoi amatori. Incontrò per via il cavaliere di Bois-Bourdon, maestro di palazzo della principessa che l’aveva allora abbandonata. Avendolo lasciato andare innanzi, ordinò al