DEI RE DI FRANCIA 217 tati di quelle città agli ambasciatori dell’ imperatore, a cui pel trattato di Cambiai dovevano appartenere. Luigi non ispinse più oltre i suoi conquisti; fece il suo trionfale ingresso in Milano, e dopo aver concluso a Biagrossa un trattato col papa, ritornò in Francia al principio di agosto. L’anno i5io continuò la guerra contra i Veneziani, ma non più di concerto col papa nè col re di Spagna. ; L’ uno e l’altro avendo ottenuto dai Veneziani all’ incirca quanto domandavano', eransi ritirati dalla lega, e il papa non aveva altro timore che di veder i Francesi in Italia. Per meglio riuscire ad allontanarli , egli staccò gli Svizzeri dall’ alleanza della Francia , Io che non gli riuscì puntò difficile. Essi erano già irritati pel rifiuto che aveva fatto Luigi di accrescere i loro stipendii, per alcuue parole che gli erano scappate in tale occasione in un moto di collera. Sorprende, aveva egli detto , come miserabili alpigiani, che non conoscevano ne oro ne argento prima che i mici predecessori loro ne dessero , osano di far la legge a un re di Francia. Questa indiscrezione gli costò caia. Luigi non aveva altri alleati in Italia fuori di Massimiliano che gli rimase fedele e il duca di Ferrara ch’era perseguitato dal papa. Non tralasciò per altro di conservarsi ancora per qualche tempo con gloria. Il maresciallo di Chaumont prese le piazze del Polesine ed alcune altre; ed obbligò a tornar indietro dodicimila Svizzeri, che volevano invadere il Milanese. Il cardinale d’Amboise, in questo mezzo, morì a Lione il 25 maggio: » Questo » ministro , dice un moderno, amava sinceramente il bene, » sovente ne faceva , ma più sovente ancora sbagliò nelle » sue viste. La sua politica era poco sicura, e la più » parte delle sue operazioni gli riuscirono a male. I trat-» tati, le guerre in cui s’immischiò d’Amboise, ebbero un » esito infelice. Egli fu quasi sempre, come Luigi, la vit-» tima della sua buona fede , e dell’ altrui furberia, prin-» cipalmente di quella del Cardinal della Rovere , che fu » poscia Giulio II, di cui fu il concorrente al papato. Si ” perdonò al ministro in vista della sua bontà e del suo ” disinteressamento, e venne ricolmato di elogi per essersi » contentato di un beneficio, mentre avrebbe potuto pro-” curarsene parecchi ».