86 CRONOLOGIA STORICA un lucro considerevole nel contraffar coteste monete scarseggianti, riempirono la Francia di esse e ne levarono le legittime. Filippo ricorse al papa per impedirlo colla via della scomunica. Ma poteva egli sperare die si rispettassero quelle censure ch’egli stesso disprezzava? Continuarono adunque i falsarii e tutto concorse alla rovina del regno. Nel mese di settembre dell’anno i3i3 partì il re alla testa di considerevole esercito per la spedizione di Fiandra in compagnia di suo figlio. Scarsi progressi egli fece colà, e l’anno stesso accordò ai Fiaminghi una tregua di un anno, così suggerito da Maligni, e cplla mediazione del Cardinal Josceiand ( V. Roberto di Belluine conte di Fiandra). Filippo ritornò a Parigi donde 'recossi a Fontaine-bleau. Ivi mori il 29 novembre 1.Ì14 per effetto di una caduta da cavallo mentre cacciava un cinghiale, per quanto asseriscono Villani , Ferretti di Vicenza e Guglielmo Ventura, tutti tre autori contemporanei. La stessa cosa assicurano Boccaccio e Meyer. Filippo era allora nell’anno suo quarantesimosesto, e rre aveva regnato ventinove e giorni cinquantacinque. Il suo corpo fu depositato a san Dionigi ed il suo cuore a Poissi. Egli aveva sposato il 16 agosto dell’anno 1284 Giovanna regina di JNavarra morta il 2 aprile i3o5 ( N. S.) dopo avergli dato quattro maschi e tre figlie. I figli sono Luigi che sussegue, Filippo detto il Lungo conte di Poitiers; Carlo conte de la Marche, e Roberto morto l’agosto i3o8, e secondo un’antica cronaca, seppellito a Poissi. Le figlie son.o Isabella maritata con Odoardo II re d’Inghilterra; Margherita fidanzata Panno 1294 a Ferdinando re di Castiglia , che non ebbe poi effetto; e Giovanna morta giovine. Filippo il Bello mercè il suo matrimonio riunì nelle sue mani il regno di Navarra in un alle contee di Sciampagna e di Brie. Quel principe fu il più bell’uomo dell’età sua, valoroso, generoso , magnifico, avido del denaro, e niente scrupoloso intorno i mezzi di procacciarsene; liberale al tempo stesso sino alla prodigalità, duro verso il suo popolo cui aggravò di tasse ed imposizioni, geloso della propria autorità che cercò sempre di estendere; implacabile ne’suoi odii, tenero per la sua famiglia in cui sembrava aver concentrate