IJEI RE DI FRANCIA 37i viveva. Ella aveva terminati i suoi giorni in età di sessan-tott’ anni il 3 luglio di quest’ anno , e morta nella miseria a Colonia ove da nove a dieci mesi prima era ritornata d’Inghilterra. Il suo corpo venne trasferito a san Dionigi l’B marzo dell’anno dopo. La causa delle sciagure di quella principessa fu la poca proporzione tra il suo genio e la sua ambizione. Parigi l’è in debito de’suoi primi acquidotti, del palazzo di Lussemburgo e della passeggiata detta il Corso della Regina. Il cardinale non le sopravvisse che di cinque mesi, morto essendo il 4 dicembre in età di cinquantott’anni nel Palazzo-Cardinale, oggidì Palazzo-Reale, eh’ era opera sua. Non si conosce ve-run altro ministro che abbia più di lui operato gran cose, e superati maggiori ostacoli per eseguirle. » Tre oggetti, » come già si disse, l’occuparono principalmente, e può n dirsi che non li perdette giammai di vista in tutto il » corso del suo ministero, cioè i grandi del regno, gli » Ugonotti e casa d’ Austria. Egli appiicossi a rendere gli » uni più sottomessi, e gli altri meno formidabili. Tolse » ai grandi la maggior parte de’ loro privilegi reali od » usurpati, agli Ugonotti le loro piazze di sicurezza,«alla 55 casa d’Austria intere provincie ( D’ Avrigni ) n . Ma cosa pensar deesi dei mezzi da lui adoperati per pervenire ai suoi fini ? Chi oserebbe imprendere di giustificarli tutti senza eccezione ? Chi sarebbe tanto ardito per farsi 1’ apologista del suo fasto ch’eclissava quello del suo padrone, del suo orgoglio che lo traeva sino a prendere il posto al di sopra dei principi del sangue; delle macchinazioni da lui ordite, della sua ambizione che gli fece agognare e unir sul suo capo le dignità di vescovo, cardinale, principale ministro, generalissimo degli eserciti, sovrantendente del commercio e della marina, duca e pari ec.? che cosa della inflessibilità da lui esercitata verso chiunque si opponesse o sembrasse volersi opporre alle sue viste; di quella bassa gelosia che nutriva per celebri scrittori , di cui non poteva eguagliare il merito nè appropriarsi i lavori ! Luigi XIII stesso, ch’egli soggiogava colle sue persuasioni, non dissimulava punto a sè medesimo una parte di tali difetti e disapprovavali. Questo monarca nell’abbandonargli le redini del governo, non gli accordò mai la sua affezio-