DEI RE DI FRANCIA disegni, debole nell’esecuzione delle sue volontà, divenne nella sciagura un modello di coraggio e di fermezza-, tranquillo in mezzo agli oltraggi di ogni specie, la grandezza e la serenità della sua anima non tardarono punto a spingere agli estremi il delitto ; uno dei carcerieri sdegnato della sua tranquillità, voleva farlo avvicinare ad una finestra in cui se gli mostrava la testa insanguinata di madama di Lamballe, principessa, il cui nome immacolato'fu rispettato dai libelli rivoluzionarii, e i cui assassini stessi non osarono ingiuriar la memoria, ma un commissario impedì al re di avanzarsi. Alcuni giorni dopo se gli chiese il nome del primo: » Non lo so, rispose egli vivamente, » nè aveva bisogno di saperlo; ma mi ricorderò sempre » il nome di colui che si è generosamente opposto a quan-» to mi veniva presentato troppo da vicino di quell’ornbile » spettacolo ». Tradotto inopinatamente alla barra della convenzione, privo di consiglio e di soccorso, egli rispose con altrettanto sangue freddo che semplicità e moderazione sopra trentaquattro capi d’accusa, che non avevano altro rapporto tra loro tranne quello dell'' assurdità più grossolana e rivoltante. Gli si rimproverarono persino le sue limosine e beneficenze, siccome mezzi da lui usati per trarre al suo partito il popolo. Sopra quest’ accusa singolare il re rispose : » Il fare il bene fu sempre per me il » maggiore piacere , ma in generale non mi sovvengo dei » doni da me fatti ». Malesherbes, Tronchet e Desèze incaricati dal re di difenderlo , non poterono sottrarre questo principe sfortunato dal fatale decreto cui gli convenne subire nel dì 21 gennaio 1793. Montato che fu sul palco egli espresse queste estreme parole: » Francesi, muoio in-» nocente; perdono a’miei nemici e desidero che la mia » morte sia utile al popolo. La Francia.....» Allora un batter di tamburi coprì la sua voce e gl’ impedì di terminare ; presentò egli stesso al carnefice la testa, e in tal guisa si consumò la sua morte. Il giudizio imparziale che dà a questo re tutte le private virtù che onorar possano l’uomo, gli rimprovera la cieca fidanza ch’ebbe nei suoi ministri, i quali abusando di loro autorità, attraversarono sovente le intenzioni del monarca. Luigi XVI ebbe la stessa sorte che Agide re di Lacedemonia, e si meritò