DEI RE DI FRANCIA donne, vecchi e fanciulli, scassinarono le porte delle pri" gioni, traendone fuori gli arrestati; il cortile del palazzo riboccava del sangue dei più distinti cittadini, del conte-stabile, del cancelliere, di sei vescovi e di gran numero di magistrati. Quelli eh’ erano rinchiusi nel gran Chatelet avendo opposta qualche resistenza, trovarono ancor meno di pietà; si obbligarono a gettarsi da se stessi sopra a picche che si tenevano inferiormente appuntate per trapassarli. Cotesti forsennati di là si sparsero in differenti quartieri ove ciascuno trucidò i nemici propri personali di qualunque partito essi fossero. Si contano più di tremila-cinquecento persone che perdettero la vita nel corso di tre giorni, in cui durò il maggior fuoco di quella sommossa. Si praticavano delle incisioni sul dorso in forma di benda, dice uno scrittore contemporaneo, per odio al partito degli Armagnacchi, che come si disse, chiama-mavansi pure i Bendati. Nel luglio susseguente, la regina e il duca di Borgogna giunsero a Parigi, ove furono accolti come in trionfo. Il 16 del mese stesso il re mandò lettere patenti colle quali disse: » col consiglio 5) della regina nostra compagna che ha preso da noi autorità » e potere, egli revoca e mette in sue mani tutti i doni » tanto d’ uffizii e di stati , quanto di terre, signorie ed » altri beni, fatti da lui, dalla regina 0 da altri in suo » nome » . 11 22 del mese stesso egli diede altre lettere portanti in sostanza, che essendo vacanti tutti gli uffizii del suo regno in virtù delle lettere patenti di cui si disse: » coll’avviso, die’egli, della nostra cara ed amatissima » compagna la regina, del nostro carissimo ed amantissi-» mo cugino il duca di Borgogna , di parecchi altri del n nostro sangue e lignaggio ed altri membri del nostro » gran consiglio, egli elegge, crea, ordina, costituisce e » stabilisce Filippo di Morvillier a primo presidente a tutti » gli altri magistrati che devono comporre il nuovo par-» lamento ». In queste lettere la regina e il duca di Borgogna parlavano realmente in nome del re. Essi riformarono non solo il parlamento, ma la camera dei conti e la casa del re, determinati di non lasciare in posto nessun parigino della fazione proscritta. Le truppe borgognone che paltugliavano intorno Parigi, impedivano non entras-