DEI RE DI FRANCIA 85 corso esclusivo, Filippo nel 1807 fece un’ordinanza che sospendeva agli altri signori l’esercizio del diritto che avevano di farne coniare. Vedendosi stretti in tal guisa, essi acconsentirono l’un dopo l’altro a vendergli una prerogativa di cui non potevano fare più uso. L’anno stesso Filippo fece cominciare le procedure contra l’ordine de’Templari. Esse terminarono coll’abolizione dell’ordine, e col supplizio del gran mastro e dei principali cavalieri del Tempio ( V. Jacopo di Molay , i Conciiii di Parigi e di Senlis tenuti nel 131 o, e il Concilio generale di Vienna celebrato nel 13 x 1 e 1312 ). Pietro di Savoja arcivescovo di Lione, dacché era salito al seggio , ricusava di riconoscere per suo sovrano il re di Francia. Contra questo prelato, che aveva già prese le sue misure per mantenersi sulla cattedra, Filippo spedi l’anno i3io Luigi re di Navarra , suo primogenito. Ma l’esercito francese aveva toccate appena le porte di Lione che l’arcivescovo riconoscendo la sua ardita condotta, andò a porsi tra le mani del conte di Savoja suo congiunto, eh’ erasi unito col re di Navarra. Per far la sua pace col re di Francia, fu il 21 luglio condotto qual prigioniero a Parigi ed ottenne grazia per le raccomandazioni di due cardinali inviati dal papa. Il re di Navarra stabilì in Lione un governatore a nome del re di Francia dopo aver dai Lionesi ricevuto il giuramento di fedeltà ( V. i conti del Lionese e di Fores). L’anno 1312 le tergiversazioni impiegate da Roberto conte di Fiandra per deludere la domanda che gli aveva fatta Filippo di demolire le piazze forti della sua contea, determinarono il monarca a costringernelo colla via del-J’armi. Enguerrand de Marigni all’occasione di questa guerra levò grosse somme d"' imposte, e per consiglio di due fiorentini si alterarono le monete al segno che non avevano più che il settimo dell’intrinseco loro valore, e si presero sul piede, stesso in cui erano sotto san Luigi; lo che eccitò in Parigi una nuova sedizione, che fu diffìcile ad acchetarsi. 11 popolo rovinato da quella continua variazione nella moneta, chiamava ad alta voce il re per falso monetario. E se egli non lo era in fatto, la sua condotta però ne produsse gran numero, i quali trovando