DEI RE DI FRANCIA Quc’ della lega perduto ch’ebbero il preteso lor re, si trovarono imbarazzati nella scelta del successore. Filippo II re di Spagna chiedeva la corona per la infante sua figlia. Il duca di Lorena la voleva pel proprio figlio. Ciascuno aveva il suo partito nella lega; ma lo stato attuale delle cose non permetteva di nulla decidere a quel momento. Continuava l’assedio di Parigi: gli assediati animati dalla duchessa di Montpensier, dal duca di Nemours governatore della città, dal legato, dal cardinale Pellevè, da Bernardino di Mendoza ambasciatore di Spagna, risolvettero di tutto soffrire prima di arrendersi. Il i4 maggio il deliro della lega imaginò una scena stravagante e grottesca , tale che il nostro secolo durerà fatica a concepire. Parlar vogliamo di quella famosa processione ossia mostra di Parigi composta di preti e di monaci i cui abiti erano ripiegati, e di scolari in numero di milatrecento, tutti coll’elmo in testa, la corazza indosso, il fucile sulle spalle , la picca in mano, la sciabola al fianco , e dei quali aprivano la marcia il vescovo dì Senlis, il priore dei Certosini e il curato di san Come. Il legato la vide passare accompagnato dal gesuita Bellarmino, che fu poi cardinale, e da altri italiani; ma il suo secretano rimasto ucciso sulla portiera della sua carrozza da un colpo di fucile scaricato da uno dei suoi campioni che noi credeva caricato a palla, si ritirò prontamente dopo aver data la benedizione alla truppa. Questa farsetta in cui non si videro nè benedettini, nè celestini, nè vittorini, nè genoveffiani, fece riderei Parigini e fu chiamata la Buffoneria (i). Nel dì 27 luglio si attaccarono e-si presero dall’esercito del re tutti i sobborghi di Parigi. Allora la città si trovò in preda alla più terribile m.ancanza di viveri al segno che nel dì 16 agosto si fece il pane con ossa di morti polverizzate. Questo funesto pane di cui morirono quelli che ne mangiarono, fu detto il pane di madama di Montpensier, perchè ella ne aveva encomiata l’invenzione. Poscia gli ostinati Parigini dovettero cibarsi di carne umana. Si andò a (1) Alcuni peraltro pretendono che questa scena sia una finzione di Jacopo Gillot, decano dei consiglieri chierici del parlamento e uno degli autori della Satira IVJ?nippe3.